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In Cammino

Stanno tornando i segnali inviati dall’universo. Era da un pezzo che non accadeva. Mi stavo infatti abituando a questo silenzio, come una condizione naturale, persino preferibile, ma non avevo fatto i conti con.
E così, insieme riaffiora prepotente la voglia del viaggio, che è prima di tutto mentale, a volo radente, e la convinzione che un viaggio vero ancora non è stato compiuto; non da me. Quando camminavo contando i passi, raggiungendo la cifra che ritenevo idonea e sufficiente, non mi accorgevo della strada che restava da compiere. Fino alla fine del mondo. …

Delenda Carthago

Un esercito di pensieri molesti si accalca alle frontiere della mia anima, vociando e spingendo forte per conquistare un posto in prima fila.
Come Cartagine per i romani, questo esercito riduce gli spazi vitali, frenando l’aspirazione a una felice espansione. Mi tiene stretto in una morsa. Limita le possibilità.
E’ come vivere ogni giorno chiuso nella stessa stanza, girando a vuoto alla ricerca della chiave con la quale aprire una delle decine di porte che vedo incastonate nei muri. Chissà su quali spazi possono aprirsi. Maniglie serrate alla speranza.
La metto giù troppo tragica?
Certo, il panorama quotidiano risulta sensibilmente più ampio di quattro mura tese a fronteggiarsi: c’è un meraviglioso tramonto ad attendermi oltre l’orlo della finestra. Un grande mare poco distante e lunghe passeggiate a tratteggiarlo. Migliaia di facce da esplorare, e meravigliosi culi per strada disegnano nel loro incedere il numero otto infinito. Irraggiungibile. E’ bello anche solo guardare. Al momento stabilito, lampade sapientemente disposte si accendono per strada, illuminando questo mondo di cartoni animati. …

Your Song

Vorrei tu potessi trovare un milione di parole sugli scaffali di ogni libreria di questo mondo, e rigirandole tra le mani potessi dire: questo è per me.
Nel vuoto che mi circonda trovo spazio solo per i sogni più infantili, ma non la forza per raggiungerli, conquistarli e renderli reali; la forza per raggiungerti.
Non sei che un’ombra nel mio passato, un respiro congelato nel silenzio, eppure, se riuscissi a scrivere una canzone, questa sarebbe per te.

Come un amico

Dovrò abituarmi a parlarti come un amico. Chiedermi dove sei e cosa fai sfoggiando un sorriso bastevole a se stesso, nascondendomi la nostalgia. Come oggi.
Che oggi sono riuscito a farlo piuttosto bene. Una vera sorpresa constatare come si possa trovare la fluidità e facilità di espressione e dialogo quando la maggior parte delle parole che vorresti dire è necessario rimangano strozzate in gola. Persino Zenone oggi avrebbe potuto ammirami.
L’unica consolazione, quando si riesce a evitare il rimpianto della constatazione, è che non sarà necessario mettere troppo spesso in atto la strategia del distacco.
Molto presto non ne avrò più bisogno.

Ricordati di me

Vorrei avere parole significative per quanti mi hanno conosciuto in passato e possano trovarsi a leggere queste righe. Perché sullo scaffale dei giorni ho immagazzinato mille volti, e a volte mi capita di prenderne in mano alcuni, e ricordare; non posso sapere se altri hanno la mia stessa inclinazione, o se invece preferiscono lasciare al buio i ricordi. Se ancora esisto e rivivo in un sorriso carico di nostalgia. Se una musica dolce rievoca fuggevoli sensazioni trascorse e scolorate nel corso degli anni.
Trovare piacere nel ricordo di una voce, una frase, un bacio o un viaggio, è un aspetto del mio carattere che spesso mi sono riproposto di sradicare, invogliato dalle innumerevoli discipline di pulizia mentale che incoraggiano a lasciar andare il passato per poter vivere con maggiore profitto il presente.
Ma se non mi ricordo da dove sono venuto, quali passaggi mi hanno formato, nel bene e nel male, e se cancello le voci che hanno avuto un senso e un peso nella mia vita, mi capita di pensare, posso perdere anche la visione del sentiero sul quale lo sconosciuto universo o la forza che lo sorregge mi ha posto, per camminare.

{«=Matrix Has You=»}

Al vuoto incessante scorrere del tempo non trovo soluzioni che non abbiano il sapore di un’autopunizione. Dovunque spazia il mio sguardo il mondo degli oggetti mi appare dominato da una vibrante volontà di autodistruzione. Non è il solito mutare delle cose nel passaggio obbligato che conduce ad altre forme, nella lenta e dolce trasformazione da oggetto solido a polvere spazzata via dal vento, con tutti i gradi di invecchiamento e deterioramento e definitiva scomparsa collocati nel giusto ordine, no, l’universo chiede a gran voce una catastrofe improvvisa e immediata; risolutiva.