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Alessandro Baricco – Emmaus

2 gennaio 2010 | 220 viewsCommenta

Titolo: Emmaus
Autore: Baricco Alessandro
Editore: Feltrinelli
Data di Pubblicazione: 2009
Collana: I narratori
ISBN: 8807017989
ISBN-13: 9788807017988
Pagine: 139
Reparto: Narrativa italiana


Nella sua ultima fatica, Emmaus, Baricco usa un linguaggio che sta a metà tra un Pratolini annoiato e una Santacroce in vena di moderazione.
Un ibrido che lascia un retrogusto di insoddisfazione: nasce il desiderio di leggere le immagini dalla grande potenza evocatrice che spesso di lui ci hanno fatto innamorare, oppure di vedere un Baricco che prende il coraggio a quattro mani e sputtana la Santacroce sul suo stesso terreno, che i mezzi in fondo li avrebbe.
Durante la lettura salta agli occhi, immediata, la voglia di stupire, anche legittima in uno scrittore, e alla quale comunque Baricco un po’ ci ha abituato.
E in effetti ci si può stupire, nel vederlo parlare di cazzi, così avvezzi come siamo a ricordare le immagini di tele dipinte con l’acqua di mare e tazze di tè girate con precisione a cercare il punto dove si sono posate labbra altrui.
E anche se siamo in fondo abituati all’uso disinvolto che spesso Baricco fa dei segni di interpunzione, la meraviglia di una lineetta che prepotente e frequente si insinua a separare frasi e pensieri, più che stupore desta alla fine un senso di noia. Verrebbe quasi da dire: Vabbè, qui ci hai infilato una lineetta perché sei Baricco, ma ci stava bene anche una virgola – e forse ci stava meglio.
La storia è di per sé ininfluente, nel senso che per molti versi ci troviamo di fronte a un già visto, ma risulta alla fine efficace a veicolare quello che nel romanzo rappresenta il messaggio di fondo, già anticipato dal titolo.
Nel vangelo di Luca si legge di due discepoli che, in cammino verso la piccola città di Emmaus, discutono della resurrezione di Cristo. Si avvicina un uomo che chiede loro di cosa stiano parlando. I due lo invitano a cenare insieme e solo quando lo vedono spezzare il pane si rendono conto di trovarsi  in compagnia del Messia e quando lo capiscono, il Messia sparisce. A quel punto si chiedono come abbiano potuto non capire, non riconoscere la presenza.
E varrebbe la pena di leggere questo libro anche solo per la domanda che pone.
Nella storia di Emmaus, i personaggi non sanno. Persino lo stesso Gesù, all’inizio, sembra non sapere di sé e della sua morte. Così noi, allo stesso modo, viviamo in una sorta di smarrimento, non riconoscendo ciò che è, anche se ci sediamo alla tavola di ogni cosa e persona incontrata sul nostro cammino.
Camminiamo come discepoli a Emmaus, ciechi, al fianco di amici e amori che non riconosciamo.
E quando apprendi questa verità, trovandoti costretto ad ammettere che dentro di te l’hai sempre saputa, o forse scoperta sempre alla fine, ti chiedi come sia stato possibile vivere senza riconoscere le persone che hanno accompagnato la tua esistenza. Mangiare con loro, parlare, ridere e scherzare, vivere, senza riconoscerle. Non pare possibile, eppure non puoi evitare di sentire la profonda verità di queste parole: Conosciamo l’avvio delle cose e poi ne riceviamo la fine, mancando sempre il loro cuore.
Magari ti infastidisce trovare un quasi Pratolini nella descrizione di ambienti, emozioni e dialoghi. Forse potrà lasciarti insoddisfatto la marginale descrizione di un pene accarezzato sotto un plaid senza finale succulento in stile Santacroce.
Ma non potrai esimerti da ringraziare con sincerità questo scrittore che hai amato e dal quale a volte ti sei sentito tradito: questa volta ha parlato di te, parlando di noi.

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