Nel Buio
Quando si alza dalla postazione del computer è ormai notte fonda. Si avvicina alla finestra, la apre. Un vento gelido sembra volerlo spazzare via. Poggia i palmi delle mani sul freddo marmo, guarda verso il basso.
Alle sue spalle, inquadrata nella cornice del monitor ad alta definizione, una ragazzina snella, inguainata in un body da ginnastica strettissimo, inarca la schiena all’indietro, gli occhi fissi sulla telecamera, e sfodera un sorriso carico di una consapevolezza che ancora non dovrebbe possedere. Lui getta una rapida occhiata alle sue spalle, poi torna a guardare il buio fuori. L’unica precauzione che ha preso, è stata di azzerare l’audio del filmato che, per quanto breve, scorre in una sequenza ripetuta all’infinito.
La parete dietro il monitor separa la sala dalla camera da letto, dove dorme sua moglie. Immagina il suo respiro lento e inconsapevole. Immagina che si alzi per un qualsiasi improvviso bisogno, e la vede sgranare gli occhi dapprima assonnati, all’improvviso ben svegli, sulle immagini alle quali con temerarietà lui sta voltando le spalle.
Fissando la voragine di quattro piani distesa a separarlo dall’asfalto ingiallito da un lampione, ricorda di quando la sua maggiore paura consisteva nella possibilità di essere scoperto. Sgamato. Adesso il vuoto sembra volerlo attirare, come il terribile strisciante desiderio che qualcuno ponga rimedio a quelle sue notti senza fine, smascherando gli occhi segnati dal vizio. Sente il membro decrescere all’interno degli slip ancora ben tesi, e una goccia di liquido viscoso fuoriuscire a macchiargli l’anima. Distende con cura il fazzoletto di carta che tiene serrato nel pugno, ne cerca un angolo ancora asciutto, poi si cala la mutandine e si pulisce con cura. Appallottola la carta e la getta a precederlo nel vuoto. Sorride. Il pensiero gli appare invitante, ma già sa di non averne il coraggio. Con un sospiro chiude la finestra, ma sente che il buio non è rimasto fuori. Si siede davanti al computer, chiude il player con quel senso di disgusto che da sempre accompagna il dopo. Apre la cartella contenente il filmato appena scaricato, ben nascosta all’interno di una serie di altre cartelle perfettamente innocenti, pensando all’ora e mezza di attesa per averlo a disposizione, per quanto possegga una connessione veloce.
A cosa ci serve tanta velocità?, aveva chiesto sua moglie.
Per i film, aveva risposto lui, con voce insolitamente roca. Nella cartella c’è un solo file: Youngym. Lo seleziona col tasto destro del mouse, sceglie tra le varie opzioni il programma di sovrascrittura, a quanto pare messo a punto negli anni della guerra fredda e molto affidabile, si spera. Attende i cinque minuti necessari al completamento dell’operazione. Adesso le movenze aggraziate della ragazzina di razza caucasica dovrebbero risultare inaccessibili, come non fossero mai esistite, calpestate e infossate da sette distinte successioni di uno e di zero. La cartella è vuota. La sua mente è vuota. Spegne il computer, si accende una sigaretta.
Terminato di fumare si alza, spegne la luce, e nel lieve riverbero proveniente dalle finestre entra in bagno. Alza la tavoletta del water e piscia al buio, poi si lava i denti, al buio, senza prima sciacquarsi le mani. La silouette rimandata dallo specchio è l’ombra nera di un mostro impossibile da guardare.
Si aggira con calma per casa, controllando la chiusura delle finestre e della porta di ingresso. Un sorso d’acqua dalla bottiglia in plastica trasparente. Apre la porta di camera. Sua moglie dorme dietro una matassa disordinata di capelli, la luce del comodino ancora accesa ma ridotta a un filo dal reostato. Gira intorno al letto, spegne l’ultima luce come se stesse uccidendo l’ultimo barlume di speranza. Si toglie i pantaloni comodi da casa, i calzini. La macchia umida all’interno degli slip lo disturba. Con due dita stringe la stoffa cercando di stemperarla per renderla meno fastidiosa. Sposta il pene da un lato.
Con un sospiro si infila tra le coperte, chiedendosi quanto tempo occorrerà, per riuscire ad addormentarsi.





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