L’uomo là fuori

| 9 dicembre 2008 | 264 Letture | 0 Commenti
E quando mi sveglio, per sgranare gli occhi nel buio e ascoltare nel respiro il ritmo d’ansia o di eccitazione, difficile decidere, sento nell’aria la tensione dell’attesa che stira lo spazio intorno a me, il fremito di impazienza del volersi protendere verso un qualcosa che da oltre la finestra chiede di entrare con la stessa energia che serra le mie mani nello sforzo teso ad impedirmi di invitarlo a farsi avanti.
C’è qualcuno, là fuori, e non è la prima volta che avverto questa certezza. Forse soltanto lo immagino o forse è un pensiero che tenta di raggiungermi, salendo dalla mia profondità più nascosta. Ma io riesco vedere la brace di una sigaretta che a tratti delinea due labbra sottili, sospese nel buio e nel vuoto. Nel nero che dalla stanza fronteggia il nero di fuori, la finestra sembra uno sbadiglio aperto nella notte, un confine e un passaggio dal quale si può penetrare senza sforzo. Ma se accendo la lampada sul comodino, il vetro diviene una lucida pellicola che mi separa dal mondo, e da lui, una protezione che sarebbe costretto ad infrangere con gran rumore e disagio.
Non entrerà, questo lo so; non entrerà senza il mio consenso.
Durante le prime notti ha ansimato e si è agitato molto, poi, quando ha capito che mi ero avvisto della sua presenza, si è quietato. Voleva mettermi a conoscenza della sua esistenza, e adesso si limita ad aspettare.
Cerco di indovinare i suoi pensieri, guardando fisso nella sua direzione, con la speranza che un tiro più forte alla sigaretta che sempre tiene in bocca illumini parzialmente il suo volto.
Mi chiedo se davvero voglio vederlo, il suo volto.
Adesso la paura è scomparsa, ma all’inizio ho dovuto più volte svegliare mia moglie per avere rassicurazioni e conforto. Lei non vede nessuno, là fuori. Non che abbia mai guardato con sufficiente attenzione. Per lei è scontato, che nessuno abiti il nostro giardino, a quest’ora della notte. Ma io lo vedo. Sono ormai molte notti che sta là fuori, e quando capita che mia moglie sia sveglia, ascolto la sua attenzione che cresce, intuisco la direzione del suo sguardo.
Sono ormai certo che lui le guarda le spalle, e la schiena, mentre lei si volta verso di me per abbracciarmi. Ho lasciato scivolare le lenzuola sino a scoprire buona parte della schiena di lei, come prova, ed ho sentito la potenza della sua approvazione inondarmi sino alle ossa. Allora, quasi in una sorta di incoscienza, ho mostrato il suo corpo sino alle gambe, sino alle caviglie, lasciando che solo la luce la accarezzasse, trattenendo il respiro, ed ho sentito quasi tremare il vetro della finestra, ed ho visto il palmo di una mano che si allargava come una bianca macchia d’inchiostro, aderendo al confine ancora inviolato.
Allora, ho provato una eccitazione che mi ha spaventato, quasi più della ignota presenza, e mi sono affrettato a tirar su le coperte. Mia moglie mi ha baciato sulla fronte e si è voltata di fianco, rimettendosi a dormire.
Adesso, non sono sicuro di quel che voglio fare. Sento pensieri folli che si agitano in me, mi scopro a immaginare atti e gesti che mi intimoriscono, e che però si impossessano di me, sempre di più, frustandomi con una euforia che a stento riesco a trattenere.
Forse è lui che proietta verso e dentro di me i suoi pensieri. Sembra avere più pazienza di quanta io riesca a metterne in gioco, e la stanza viene invasa dalla sicura quiete della sua attesa.
Per rassicurarmi, cercando di restare aggrappato ad un esile filo di salvezza, mi immagino che là fuori non ci sia nessuno, e che il tutto sia soltanto una mia delirante fantasia.
Poi però mi viene il sospetto che sia ancora lui ad inviarmi pensieri rassicuranti, cercando di rendersi mio complice, quasi ammiccasse con occhi sornioni che no, non c’è davvero niente da temere.
In questo gioco a due mi figuro che io e lui siamo la stessa persona e che la presenza fuori della finestra sia semplicemente il risultato illusorio della mia fantasia.
Forse è davvero così.
In ogni modo, per provarlo, questa notte, dopo aver acceso la luce sono rimasto per un certo tempo con gli occhi fermi al soffitto, poi mi sono voltato ed ho iniziato a tirar giù le lenzuola, di nuovo, scoprendo con lentezza e dolcezza il corpo di mia moglie. Quanti occhi stavano seguendo la mia operazione?
Il mio respiro si faceva sempre più profondo, mentre con cura mettevo a nudo le spalle di lei, e poi la schiena. Sulle labbra è nato un sorriso che ho sentito specchiarsi nel suo, oltre il vetro della finestra. Forse soltanto i miei occhi stavano ammirando la schiena di mia moglie. E forse no.
Pian piano, ho portato le lenzuola sempre più in basso, sino a scoprire tutto il corpo di lei. Poi, socchiudendo gli occhi, ho preso a carezzarle le gambe, lievemente dapprima, e in seguito spingendo forte il palmo della mano ad aderire sulla pelle, mentre con lo stesso gesto la scoprivo sempre più, portando verso l’alto l’orlo della sottoveste con la quale ama dormire.
Lei si è svegliata, voltando la testa arruffata a guardarmi con un sorpreso sorriso. Le ho chiesto di alzarsi, e lei lo ha fatto. Dal mio sguardo ha intuito che desideravo si spogliasse, e senza che domanda fosse posta, si è in breve mostrata a me come la conosco: i seni alti, i lunghi capelli sulle spalle, le cosce tornite, l’arco della schiena a mozzarmi il fiato in gola.
Rassicurandola su ciò che stava accadendo, che era tutto frutto di immaginazione, mi sono alzato e l’ho condotta vicino alla finestra, invitandola a poggiare le mani sulla parete. Lei mi ha assecondato.
Io mi sono posto dietro di lei, aiutandola a prendere la posizione che avevo in mente: le gambe leggermente divaricate, la schiena incurvata verso il basso, i capelli quasi a nasconderle il viso. Solo allora, con calma, ho aperto la finestra e mi sono portato di nuovo vicino a lei.
Sono le mie mani che passeranno sul tuo corpo, le ho detto, chinandomi a sfiorarle i capelli. Lascia che cerchino in ogni parte di te, non trattenere niente, asseconda ogni movimento, inarcati e apriti, piegati fino a scoprire ogni centimetro di pelle.
Lei non mi ha guardato, ha soltanto rilassato ogni parte del suo corpo e in questo modo la sua postura si è connessa esattamente ai miei desideri, alla mia raffigurazione. Dalle profondità di lei, quello che all’inizio sembrava un sospiro dovuto allo sciogliersi delle membra, si è trasformato in un Sì prolungato, che scaturiva dalla stessa sorgente del mio turbamento, alimentandolo e accrescendolo oltre ogni dire. L’ho guardata; ogni parte di lei era protesa verso l’esterno, con un senso di aspettativa e sottomissione tali che chiunque avrebbe desiderato, anche a morirne, di porre le proprie mani su di lei.
Allora, mi sono allontanato un poco e ho lasciato e desiderato con tutto me stesso che gli eventi seguissero il loro corso.
Lei si inarcava e piegava secondo un ritmo che le veniva imposto con dolce sicurezza, assecondando ogni curva ed ogni capriccio, sottolineando con brevi ansiti la rivelazione delle parti più nascoste, mai cessando di spingersi completamente fuori.
Ho lasciato accesa la luce per tutto il tempo, ed ho assorbito ogni più piccolo movimento come se stessi bevendolo, fino a giungere a non poter più quasi respirare, nell’istante in cui lei si è voltata a guardarmi, nell’istante in cui ho capito che sapeva.
 
 

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