Fëdor Dostoevskij: Memorie dal sottosuolo
Fëdor Dostoevskij: Memorie dal sottosuolo
Pagina 69
A quel tempo non avevo che ventiquattro anni. E già allora la mia vita era tetra, disordinata e solitaria fino alla selvatichezza. Non frequentavo nessuno, evitavo persino di parlare con la gente e mi rannicchiavo sempre di più nel mio cantuccio. In ufficio, alla cancelleria, cercavo addirittura di non guardare nessuno, e m’accorgevo benissimo che i miei colleghi non solo mi consideravano un bislacco, ma – avevo sempre anche questa sensazione – parevano quasi osservarmi con una specie di ripugnanza. E mi veniva questo pensiero: ma com’è che nessun altro all’infuori di me ha la sensazione che lo si stia osservando con ripugnanza? Uno dei nostri impiegati aveva una faccia repellente, butteratissima, fin quasi brigantesca. Se l’avessi avuta io una faccia così indecente, credo che non avrei mai nemmeno osato alzar gli occhi su chicchessia. Un altro portava un’uniforme talmente logora che bastava passargli accanto, per sentirne il cattivo odore. Eppure nessuno di questi due signori si mostrava mai confuso – né a motivo dell’abito, né a motivo della faccia, né per un qualche altro motivo d’ordine morale. Né l’uno né l’altro si immaginava mai che lo si stesse osservando con ripugnanza; o se anche se l’immaginavano, per loro non faceva nessuna differenza – sempre che non si fosse trattato del signor direttore. Ora m’è perfettamente chiaro che ero io stesso, in conseguenza della mia vanità sconfinata – e dunque anche delle enormi pretese che mi ponevo – a osservarmi da me con una rabbiosa insoddisfazione, che giungeva per l’appunto fino alla ripugnanza; e appunto perciò nei miei pensieri attribuivo ad ogni altro quel mio modo d’osservarmi.
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Titolo: Memorie dal sottosuolo |


Il più grande scrittore di tutti i tempi.
Dovrei imparare da lui -se non il talento, cosa ovviamente impossibile- almeno il coraggio di infischiarmene delle ripetizioni. E’ una mia ossessione, ed è un’ossessione sciocca perché Dostoevskij non se ne curava.
Il più grande scrittore di tutti i tempi.
Dovrei imparare da lui -se non il talento, cosa ovviamente impossibile- almeno il coraggio di infischiarmene delle ripetizioni. E’ una mia ossessione, ed è un’ossessione sciocca perché Dostoevskij non se ne curava.
Ma perché mi dicono che ho già scritto questo commento?
Ah beh… non è solo Splinder
…beh, Anne, cominci dalla ripetizione dei commenti per arrivare a infischiartene delle ripetizioni nella scrittura…
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Vadim Zeland: Reality Transurfing
Il Transurfing è una tecnica potente, in grado di fornire gli strumenti necessari per gestire il vostro destino a vostro piacimento. Nessun miracolo, però. Vi aspetta qualcosa di ben altra entità. Vi convincerete che la realtà ignota è molto più stupefacente di qualsivoglia magia… La tecnica del Transurfing si è diffusa in Russia nel 2003, prima via Internet, dove ha suscitato un’animata discussionee un vivo dialogo tra i lettori, e poi grazie ai libri che, uscendo progressivamente nell’arco dei successivi due anni, hanno letteralmente invaso gli scaffali delle librerie diventando autentici bestseller. L’autore di questi volumi, nell’unica intervista rilasciata alla stampa, sottolinea di non esserne “l’autore vero e proprio”. Egli infatti non si considera né un creatore né tantomeno un maestro spirituale, un’idea assolutamente contraria al Transurfing, che disdegna scuole o movimenti di pensiero. Di Vadim Zeland sappiamo solamente che è russo ed è un esperto di fisica quantistica, divenuto “trasmettitore” di questa incredibile tecnica.
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