Pervicace

Pervicace

La voglia di scrivere scivola contro il grigio vischioso che aderisce liquido alle pareti dell’anima e la rende impermeabile.
Nessuna formidabile acutezza di sguardo potrà mai superare il vuoto assoluto per vedere cosa ci sta oltre.
Solo tre sigarette per giungere al termine della notte, ancora una volta ci sarà da prendere atto di come poche ore possano diventare un tempo eterno, in assenza di qualcosa che le riempia.
Non riesco a decidere se fuori stia ancora piovendo oppure se sono i miei occhi a restare bagnati.
Pervicace.
Avessi un programma adatto potrei disporre di un tempo infinito per mettere in fila parole in modo casuale e così arrivare, un giorno, a definire in modo esatto ciò che le parole vorrei esprimessero. Scartando tutto il resto. Anni di parole.
Due sigarette.
Può darsi che fuori stia piovendo, in fondo, sarà così se io decido che sia, che piova o meno, fuori piove.
Ma perché questa musica che ascolto è sempre così dolce, se fuori piove? …

Ritrovarsi

Ritrovarsi

Ritrovarsi è camminare con la memoria attraverso le stagioni della vita, a scoprire gli eventi e le emozioni che hanno formato il panorama dell’esistenza, le esperienze che nel bene e nel male finiscono per modellare il carattere.
Un tragitto a volte tortuoso e doloroso lungo sentieri accidentati, paesaggi che credevi di aver dimenticato ma che si presentano di fresca rugiada, che tutto copre, che tutto bagna.
Vecchi percorsi di sinapsi di nuovo si accendono e intersecano il presente in una complicata mappa a dimostrare che niente è perduto, che la distanza non esiste, che tutto è ancora vivo e fresco e pronto a donare nuova gioia o dolore, che ogni cosa rinasce quando vi posi sopra lo sguardo.
Ritrovarmi è tornare a calpestare il palcoscenico sul quale ho giocato le vecchie pantomime, e questo è un momento gioioso, perché tutto quello che è stato mi porta a capire chi sono oggi.
I vecchi dolori pungono poco, in fondo, se nei nuovi giorni sarò capace di non ripeterli. Le musiche sono dolci, i movimenti commoventi, le risa ancora risuonano nell’aria.
Ritrovo le albe struggenti di quando pensavo che tutto fosse possibile, le sere estenuate trascorse a calare il senso e l’amore in una singola parola, un gesto, una espressione.
Nell’immenso circo della mia vita mi aggiro a contare i cocci di quel che si è rotto e poi ad ammirare quanto invece di intero si è conservato, sotto la luce delle stelle, che io sempre mi trovo a ritrovarmi quando cala la notte. Sotto un tendone strappato, a tirare le somme. …

Mai troppo

Mai troppo

Non mi sentirò mai dire che sono stato troppo sincero. Può sembrare una colpa.
Io penso sempre che sia giusto camminare con passi leggeri nel giardino dei sentimenti altrui. Mi pongono domande alle quali rispondo a metà, sperando che l’altrui acume riesca a convalidare come affermazione definitiva un silenzio eloquente. Può essere una colpa.
Faccio conto sulla naturale propensione al distacco dalle cose, quando risulta evidente e inevitabile che queste non si possono cambiare, e sul buon senso che sappia apprezzare chi evita di spararti una verità in mezzo alla fronte, anche se è quello che vuoi. Chissà perché.
Ci sono molti modi di dire le cose. Io capisco al volo da una virgola o da una lieve inflessione della voce, da una vibrazione velata, quando devo togliermi dai coglioni. Quando mi ami. Quando mi detesti e vorresti vedere la mia faccia stampata sul muro. Sento un brivido, lo ascolto, e non ho bisogno di ulteriori spiegazioni. …

13 gennaio 2009 | 948 Letture | 0 Commenti Leggi
La luce nella stanza accanto

La luce nella stanza accanto

Di nuovo a scrivere nella notte e per la notte, la finestra aperta anche se un vento freddo spazza le strade in questa aspirante primavera. Che entri, il vento, non può far altro che un po’ di pulizia.
Il rituale è lo stesso: un dito di vino nel bicchiere che fu di nutella, una sigaretta, sempre troppe, una musica sparata nelle cuffie che poi sistemerò nel player a destra, e visto che non ho niente da dire mi invento un titolo e aspetto che il tizio dentro di me, quello che scrive, faccia capolino.
Stavolta il titolo è difficile, non vorrei dover passare l’intera notte a pensarci sopra.
Meglio non pensare, lascio fare a lui.
Mi chiedo come mai mi sia balzato alla mente un titolo come questo che mi sono proposto stanotte. Forse mi sento al buio in una stanza e intravedo un filo di luce o magari un fiotto di luce che irrompe dalla stanza accanto. …

12 gennaio 2009 | 949 Letture | 0 Commenti Leggi
La vita, adesso

La vita, adesso

Improvvisamente libera, la cordicella di un palloncino frusta l’aria come impazzita nella violenta ascesa verso il cielo contrastata da un forte vento che la strapazza e sembrerebbe volerla riportare in basso, forse verso la mano del bambino tesa nel pianto disperato. Il sorriso e le carezze della madre non rincuorano la perdita del soffio di aria più leggera. Il palloncino danza nell’aria chiara sballottato quasi libero ma preda degli elementi che lo costringono e guidano. Per il momento, soltanto verso l’alto è il suo destino.
Vorrei dire a quel bambino che avrà altri palloncini e mani più salde per trattenerli, ma nel tempo in cui ho seguito la scia di un volo disordinato la madre già lo ha sottratto al mondo, e il suo piccolo viso dietro un vetro, che ancora cerca, è ormai preda e parte del flusso di traffico pomeridiano sul lungomare.
Cammino pensando che dove adesso il mare batte sul cemento c’era un giorno una spiaggia, divorata negli anni dalle onde fameliche. Spazi erosi come vuoti dell’anima. …

Novanta notti, più nove

Novanta notti, più nove

Una volta un re fece una festa e c’erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone con la figlia del re! Basta!
Ma, finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e le disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che disse al soldato: “Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!”
Subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve era sempre là. Gli uccelli gli cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva.
Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e gli scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle poiché non aveva più la forza nemmeno per dormire… mentre la principessa sempre lo guardava.
E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via. …

Un sasso nell’acqua

Un sasso nell’acqua

Il calore che hai lasciato tra le pieghe delle lenzuola ha il sapore del mare. Ma io che ho assaggiato la tua dolcezza non riesco a mescolarti con quel gusto salato: sono forse le mie lacrime che scendono a dissipare l’ultimo tepore, il fragile transitorio ricordo di te.
Sono forse le mie lacrime che scendono a lavare il tuo ricordo. Le mie lacrime hanno il sapore del mare.
Conto le lettere che ci hanno unito, nel comporre vibranti fiabe narrate alla notte e lanciate nel vuoto, le cifre dell’abbandono e della gioia, e poi conto quelle che ci hanno separato, ad ogni strappo e cicatrice sull’anima da mostrare come un trofeo che è il premio alla conquista della distanza, della lontananza.

Solitudine

Solitudine

C’è una striscia di arancio intenso poco sopra la linea dell’orizzonte, le nubi non riescono a mascherarla, ad annullarla. Si stende lieve a ricordo del sole appena caduto, si stende come stirata sulla tela dalle dita di un pittore. L’azzurro intenso che traspare appena sotto la velatura ne accentua il tono. Potrei riprodurla, se non avessi riposto colori e pennelli. Mi fermo, cercando di calcolare l’esatta percentuale dei colori che servirebbero. Sopra una base di blu ceruleo essiccato, un velo, Giallo di Napoli, forse, unito al rosso carminio e una punta, l’idea, di viola.
Questo mi porta lontano. Troppi conteggi per assaggiare un colore, rendono remoto il sentimento di struggente nostalgia che mi aveva provocato.
Riprendo a camminare.

Quando vieni vengo

Quando vieni vengo

La stupida verità è che non c’è nessun posto dove andare.
Ho frugato ogni angolo della mia città, una battuta di caccia prolungata per anni, non un singolo remoto pertugio si è salvato, neanche i più nascosti e improbabili; ogni zolla di terra è stata rivoltata. Ma tu non c’eri.
Chiedimi quanti passi ho fatto e quante suole di scarpe ho consumato.
Intorno a me aleggiava il tuo profumo, ed io vagavo col naso per aria sbattendo contro donne che scrutavo con speranza, ponendo domande che non capivano, aggrappandomi al loro soprabito finché non decidevano di scrollarmi via, finché non decidevo di fuggirne via. Il tuo profumo mi spingeva lontano.

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