Quanti siamo?

Quanti siamo?

La scena si svolge in esterno. Seduto su un terrazzo piazzato direttamente nell’iride sinistra dell’Albergatore (cioè io), il Poeta appare perso nella contemplazione della città di Livorno. Ha una faccia seria e pensosa.
Il pubblico, avvinghiato in posizione precaria ad una grondaia, osserva preoccupato, non si capisce bene se per l’espressione corrucciata del Poeta o per la propria incolumità.
Luce.

MASCALZONE: (entrando) Vieni, caccola, come butta? (osserva il poeta ) …ti girano ‘coglioni?
POETA: (volgendosi verso il Mascalzone) Ciao. …no, stavo pensando.
MASCALZONE: Vai, è nòva! Guarda, quando te ti metti a pensare, a me mi tremano le mutande. Cosa t’inventi ora?
POETA: Non mi invento un bel niente. Sono preoccupato per l’Albergatore.
MASCALZONE: …pe’ l’idiota? Cos’ha fatto stavòrta?
POETA: Sono tormentato per il suo stato d’animo: hai visto com’è serio e pensoso, come nutre un atteggiamento di disistima nei propri riguardi?
MASCALZONE: …e l’ho visto sì, vai! Ir discorzo è dimorto semplice: qui e ‘un si tromba mai! Io e tengo tutto in ordine e bello lubrifiàto, ma è ‘n lavoro ‘nutile. Uno scoglionamento, guarda, a vòrte avrei voglia di cambia’ casa.

29 gennaio 2009 | 654 Letture | 0 Commenti Leggi
Buio

Buio

Nell’ombra buia di un orizzonte chiuso, quando il sole ha finito di tramontare dietro la linea dei tetti, piatti, le nuvole si sgranano contro il blu sempre più scuro del cielo. Finestre come lucciole immobili fermano il mio sguardo sulla vita che si svolge dietro ai vetri, vita isolata in se stessa, tenuta dentro a respingere il nero della notte che avanza.
E ancora gli uccelli, rondini e gabbiani, volano intorno a questi spazi ristretti di esistenza, ignari di pianti seduti intorno ad un tavolo, per chi è andato, e pentole poste sul fuoco, per chi deve tornare.
I gesti consueti e sconosciuti, che soltanto posso immaginare simili ai miei, ai tuoi, ad accendere e spegnere luci per definire il passaggio da una stanza all’altra, percorso mille volte compiuto.
Pelli umide di acqua e sapone da asciugare prima di vestirsi per la cena, per l’amore o la rabbia.
Per l’indifferenza.
Vesti leggere da sfogliare in mille baci nella trasparenza degli occhi e delle parole, sempre le stesse, che rimbalzano da una parete all’altra fino ad impregnare di sé tutta la stanza, tanto che alla fine appare inutile parlare. …

23 gennaio 2009 | 660 Letture | 2 Commenti Leggi
Guilty

Guilty

Siede con sguardo assente di fronte al monitor, questa notte, nella quale vorrebbe fuggire da ogni volto che scopre piegato nell’anima, residuo di un passato da eludere o sconfiggere, anelando a una quiete che sente fuori dalla sua portata. Forse disertare la notte potrebbe già rappresentare una vittoria. Oppure combatterla. Ma non c’è un nemico, a parte quello sepolto nella mente, sotterrato ma ancora in vita, che si agita e si contorce nel riuscito tentativo di mostrarsi ancora, rivendicando le proprie ragioni.
Una voce che ricorda.
E’ forse un paradosso, ma dolce, che nel tentativo di sfuggire alle immagini così ostinate nel riaffiorare alla mente lui cerchi e ascolti la musica di quei giorni.
Con la musica tornano vividi i segmenti dei movimenti colorati e le parole. Vorrebbe riuscire a raccontare tutto questo, ma a chi potrebbe importare? A me, forse.
Lo osservo, mentre cerca la voce. Le sembianze del passato, delle figure e delle forme e delle movenze, delle espressioni, sono vivide e inequivocabili.
I giorni sono scivolati nella loro apparente lentezza, ma a guardare bene sono volati via.

22 gennaio 2009 | 562 Letture | 0 Commenti Leggi
Preghiera

Preghiera

Dimmi dove vuoi che vada. Se queste stelle le hai messe per indicarmi un cammino o soltanto a confondere le idee. Se sono efelidi o lacrime di Angeli o musica cristallizzata. Se l’universo è un pentagramma, quale musica hai riservato per me? Quella di oggi non mi piace. Devo ascoltarla? Vuoi che mi liberi da queste catene e mi alzi a scardinare l’intero cosmo dal suo asse?
Se davvero io sono l’immagine e la somiglianza non capisco da dove vengano questi dubbi e le incertezze e la noia tra un baluginare di istinto creativo e l’istante di delirio di onnipotenza.
Forse ho seguito l’inganno lungo la rotta della via lattea, e ho coltivato l’ingenua illusione masticando e sputando il sutra del loto, ho piegato il mio corpo nelle forme delle asana soltanto per sentire stirare i miei nervi, ho ascoltato e letto parole prive di senso composte per vendere libri e succo di fiori.
Ho amato inutilmente.
Perché in questa fredda notte sono anche disposto ad accettare di stare al mondo soltanto per mangiare e cagare e lasciarmi colonizzare da un esercito di batteri. …

20 gennaio 2009 | 753 Letture | 2 Commenti Leggi
La metamorfosi (Kafka remix)

La metamorfosi (Kafka remix)

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, M. si trovò alla guida della sua automobile. Lanciato sull’autostrada come una saetta in direzione Firenze – Perugia, i capelli (quei pochi) scarmigliati, gli occhi sbavati sul parabrezza, bastava che alzasse un po’ la testa per vedersi riflesso nello specchietto retrovisore, e spaventarsi del proprio aspetto.
“Che cosa mi è capitato?” pensò. Non stava sognando. …

Arcipelago

Arcipelago

Mi arrivano dei messaggi privati, a volte, che sono come piccole pozze di luce, un fuoco buono che riscalda e rende un senso a questo minuscolo blog sperduto in un ramo periferico della rete. Sono parole di condivisione per quanto mi capita di scrivere, parole di anime che si riconoscono in un percorso comune e vogliono farmelo sapere.
Ogni tanto apro la pagina del mio blog, me lo guardo un po’ cercando di scoprirvi un senso, una qualche forma di utilità e spesso mi sento inquieto, anima solitaria persa a vagheggiare nella notte, inascoltata, a volte tentato di cancellare un post o più di uno, perché in fondo questo blog è nato con uno scopo quasi subito disatteso, per diventare un qualcosa che stento a riconoscere.
E’ diventato un diario dell’anima, nel quale certo non sto a scrivere quello che ho mangiato oggi, chi mi ha baciato e chi invece si è negato, quale amore spero e da quale amore fuggo. Un blog che si ferma a guardare un tramonto certo di sentirvi, se non di capirvi un senso; un blog che conta le stelle. E a volte lo sento così inutile questo dipanare pensieri alla ricerca di una profondità troppo lontana dal vivere quotidiano, che mi scoraggio: sono troppe, le stelle da contare. Alcune le ho contate due volte, altre mi sfuggono. Capita che il senso complessivo mi eluda: oggi a parlare di una cosa, domani quasi a negarla nel constatare altro. Forse questo deriva dal dualismo che compone questo universo: il giorno si contrappone alla notte, sembra negarla ma in fondo esiste in quanto contrario a qualcosa. La luce al buio, il freddo al caldo.
Mi resta difficile afferrare il senso completo di quanto cerco di esprimere, sento che vago brancolando in questo grande mistero che è la nostra vita, che oggi sembra solo una scheggia di inutile calore contro il freddo del cielo, e domani acquista una valenza infinita.

17 gennaio 2009 | 569 Letture | 0 Commenti Leggi
Frizz

Frizz

Passa così velocemente, il tempo. Ti guardi indietro e il giorno appena trascorso è una pietra sepolta nel letto di un torrente impetuoso. Per prenderla in mano e guardarla devi bagnarti, e anche parecchio. Che poi bagnarsi a volte non è niente male.
Scorrono i fotogrammi come impazziti: è la tua vita, nel retrogusto. Si accavallano, si affastellano i suoni e gli odori e i sapori. I momenti.
E solo quando la guardi a ritroso, questa vita, facendola scorrere come dentro un programma di video editing, riesci a inserire i marcatori. I punti importanti, mica li avevi visti. Adesso puoi fermare un fotogramma e misurare l’espressione e il tono che hai usato, rivedere e correggere idealmente le parole che hai detto. Tutto questo non serve, è chiaro, ma è così tristemente piacevole.
Magari puoi accorgerti che il sole c’era, dopotutto. Il vento era dolce, non quella bufera che ricordavi. Sarebbe stato semplice, in definitiva, ammorbidire qualche angolo. Sempre meglio che sbatterci la testa a posteriori, e ritrovarsi in lacrime.
E guardi con rimpianto quegli occhi che hai negato, vedi il momento nel quale hai represso il sorriso che affiorava alle labbra, l’istante in cui hai congelato la mano che saliva alla guancia. …

L’invidia della vulva

L’invidia della vulva

Ogni tanto leggo qualche post su qualche blog.
In genere preferisco leggere un blog scritto da una donna, ci trovo un quid di spessore in più, e a volte cerco di spiegarmene la ragione.
Ci sono donne che scavano dentro se stesse, liberamente introspettive scandagliano il loro quotidiano filtrato attraverso sentimenti interessanti quali la disillusione nata da un amore frastagliato, vissuto con slancio e poi da altri deluso, ovviamente, ma che conferisce loro un’aura di vittima risorta da morte cruenta ma non domata nell’esausta ricerca priva di speranza, mentre gli anni passano. E si esprimono con un linguaggio magnifico, tanto da sollevare l’istinto verso un repentino abbraccio non disgiunto da qualche bacio romantico e appassionato e in qualche modo riparatore di errori non consumati in prima persona, se non fosse per la difficoltà evidente di dover superare immense barriere e muri e staccionate. L’occhio indagatore di una donna che ha sofferto per amore è difficile da sopportare. Ti dice che gli uomini sono tutti uguali, anche se forse non è vero. Forse. Trovo difficile eguagliare lo scritto di una donna che diviene una cima inviolabile, per scelta o per ventura. Alla narrazione del suo vissuto potrei offrire come controparte al massimo la radiocronaca dell’ultima partita di calcetto, e non mi sembra la stessa cosa. …

Senza

Senza

Che si può dire dei giorni che scivolano senza rumore come trasportati sulla superficie dell’anima da una leggera corrente?
Quando l’intera configurazione del mondo esterno ti ruota intorno a velocità impazzita e tu rimani perfettamente al centro, come nell’occhio di un ciclone, immerso nella nebbia del grande silenzio che ha invaso lo spazio, meravigliato nell’osservare quanti detriti il vento feroce riesce a portare con sé, chissà dove. E tu sei calmo.
Non è un approdo definitivo, questa quiete: a pochi passi di distanza il tempo si incarica di frantumare a mazzate il momento presente per sbriciolarlo nel passato e reimpastarlo nel futuro. Le stesse macerie di ieri comporranno il mosaico di domani. E’ curioso osservare quanto sono incatenato a questo preciso segmento di tempo, che nel suo ostinarsi a permanere immutato uccide se stesso per rinascere uguale. Ogni istante muore e risorge in un ciclo senza fine, per continuare ad esistere, mentre al suo interno, tutto cambia. Forse posso farlo anche io.
Non è un approdo definitivo, ma è un momento di quiete, un lampo di distanza dai desideri, dalle ambizioni frustrate o meno, dalla rabbia e dalle aspettative, da questa fuga in avanti e indietro nel tentativo di toccare ogni sensazione, assaggiare ogni colore prima che scompaia e vivere questo tempo come se davvero fosse una successione di avvenimenti inevitabili, l’uno la conseguenza dell’altro, come se davvero il sentiero che percorro ogni giorno portasse nello stesso luogo. Oggi il sentiero potrebbe portarmi in posti diversi. …

15 gennaio 2009 | 896 Letture | 0 Commenti Leggi

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