First Sex in Second Life

First Sex in Second Life

Grande serata di sesso virtuale. Non ricordo il nome della tipa, sono davvero uno scellerato. Mi ricordo però che appena si è messa in posizione io le sono volato dietro.
Qui siamo nella free fuck room, in una zona imprecisata di Second Life, credo sulla Kong Beach.
Tutto bene, ovviamente. Notate un po’ che bel fisico atletico ostento. Con un po’ meno di effetto cartone animato, mi andrebbe benissimo.
Il luogo è pittoresco: ci sono stanze per la tortura e per altri giochini erotici. Io mi sono ammanettato ad una specie di Croce di Sant’Andrea, quella che nella segnaletica stradale indica i passaggi a livello, ma per fortuna nessuno si è fatto avanti a frustarmi.
La cosa funziona in questo modo: entri in una stanza e disseminati intorno ci sono dei palloncini rosa e blu, per maschi e femmine. Basta cliccarci sopra e si assume la posizione di copula, mentre nello stesso istante parte l’audio, vi lascio immaginare di che tipo. E infatti è tutto un sospirare e un ansimare, con incitazioni e grugniti di vario genere. Naturalmente, appena una donna si mette in posizione, parte la corsa a chi arriva primo a cliccare sul palloncino corrispondente. …

Un desiderio

Un desiderio

“Sei uno stupido” disse Milo con voce alterata.
Santi alzò gli occhi arrossati dall’oggetto posato sul tavolo: “Che stai dicendo?”
Milo si avvicinò al tavolo, indicando l’oggetto che Santi guardava intensamente: una lampada ad olio dall’aria antica.
“Questo affare sarà quel che sembra, o no? Strofinala, e dacci un taglio”
Santi si passò la lingua sulle labbra: “…una lampada col genio dentro? Desideri da esaudire? Sembra una fiaba, mica possiamo crederci, che dici?”
“Beh, l’hai trovata sepolta in giardino, sembra molto vecchia, la stai guardando da più di un’ora… che ti costa provare?” Sospirò, poi si diresse verso la porta. “Va bene, ti lascio solo, forse trovi un po’ di coraggio.”
Santi non udì la porta che si chiudeva; si alzò stropicciandosi gli occhi e si avvicinò alla finestra. La sera calava veloce. Quanto tempo era rimasto a guardare quella lampada? Si voltò, deciso: “E’ una sciocchezza! Adesso lucido questa lampada, mi faccio una risata e non ci penso più”. …

14 febbraio 2009 | 816 Letture | 3 Commenti Leggi
Scivolando e rimbalzando

Scivolando e rimbalzando

Entroincasacazzochefreddofacevafuoriaccendolaluce e un’altralampadinabruciata uh sembrachevadanoinserieforselecostruisconoconunadebolezzache sì lofannoappostadisicuro ma menestrafottolacambieròdomani che tantoadessononc’èunalampadinanuovaincasa eallora amen
Vadoincameraemitolgoscarpepantaloniemaglione qui sedutosullettomimettoapensare omeglio inpraticanonfacciocherestarecongliocchifissinelvuoto che saràmai perché menestoquiconlatestavuotaafissareilmuro
sarà unprincipiodipazzia sì
leprimeavvisagliechelacabezaèinpartenzasull’ultimobinario eallora dattiunamossaprimadischizzaredibrutto
se rimaniquifermotrapocotivengonoaprendereperunavacanzapremio non
saràunacosadivertentecredimi …

12 febbraio 2009 | 698 Letture | 1 Commento Leggi
Finisterrae

Finisterrae

Adesso che sono giunto a questo spazio ultimo, nel posto dove ha termine il mondo conosciuto, è necessario trovare la strada per tornare indietro.
Ma se tanto ho camminato per guadagnare questo luogo estremo, lasciando che l’intero universo mi scivolasse alle spalle, non certo per rinnegare ma forse soltanto per superare, è arrivato il momento in cui gli atti che hanno segnato la vita vengano emendati.
Non è possibile scegliere la via giusta per il ritorno, se ancora è così pesante il carico che per l’intero tragitto ha gravato sulla schiena.
Quali errori, se vi sono stati, quali dolori, sentimenti, atteggiamenti e infine pensieri ho portato sin qua, come un mulo testardo, a riempire questo spazio per scoprirlo adesso finalmente vuoto?
Vorrei avere un fuoco, stanotte, davanti al quale sedere a pensare, e scegliere. Non sarebbe bello, poter contemplare l’antico e magico fuoco, seduti innanzi alle stelle sulla spiaggia dove ha termine il mondo? …

La croce di ferro

La croce di ferro

Percorrendo il Cammino di Santiago arriverete un bel giorno ad affacciarvi alla terrazza con vista nei pressi del rifugio di Astorga, dalla quale potrete ammirare in lontananza il verde splendore dei monti del Leon. Seguendo un sentiero che attraversa questi monti, due giorni dopo arriverete alla Croce di ferro, uno dei luoghi più attesi dal Pellegrino che si dirige a Santiago, e vi troverete a poca distanza dal punto più alto che possiate raggiungere sul Cammino, dove la vostra anima sarà più vicina al cielo.
La tradizione vuole che il Pellegrino porti con se una pietra, raccolta vicino casa o lungo il percorso, poco importa.
Che siano più chiare o più scure, eleganti o meno, ogni pietra che si rispetti ha delle venature: esse sono il suo vanto, chiedete ad una pietra di vostra conoscenza e sentite cosa vi risponde.
Voi Pellegrini che giungerete alla Croce di ferro, potrete celebrare questo semplice rito. Visualizzerete una di queste venature sotto forma di cerniera. Esercizio difficile? Basta un po’ di immaginazione. Mentalmente, aprirete la cerniera e spingerete le vostre negatività all’interno della pietra. Chiuderete la cerniera e lascerete la pietra alla base della Croce di ferro, e con essa le vostre negatività. …

Fossi

Fossi

Questa notte ho sognato di adottare un cane trovato per strada.
Pensandoci bene, non stavo davvero sognando: mi trovavo in quello stato che viene definito di dormiveglia.
In ogni modo, avevo un cane, e vedendomi nella necessità di dargli un nome ho riunito gli amici più cari, i quali, disposti in cerchio intorno al cane, hanno iniziato a considerarne le caratteristiche.
Uno diceva: se fosse più basso, potrebbe sembrare un cocker; un altro: se fosse più alto, assomiglierebbe a un labrador; poi: se fosse più scuro, potrebbe passare per un dobermann.
Se fosse più intelligente, non si sarebbe fatto trovare da te.
E così via. In effetti, le qualità fisiche del cane in questione non consentivano di formulare una ipotesi precisa sulla razza alla quale apparteneva.
Per dirimere la questione ho quindi deciso di chiamarlo Fossi. …

Vento di guerra

Vento di guerra

Sono sensazioni confuse e slegate a muovere i passi della mia anima, gli aneliti e le speranze si confondono con i sogni e le fantasie ad occhi aperti.
Ho bisogno di un filo conduttore che mi guidi alla scoperta di un significato unificante, così come gli scienziati cercano una teoria che spieghi in modo completo l’universo, lo spazio e il tempo; teoria che forse i mistici hanno già da millenni formulato, visto che le scoperte della scienza odierna iniziano ad offrirci una visione del cosmo che è stata già ben definita ed illustrata da varie dottrine esoteriche.
Ma questo non c’entra.
Sono giorni, questi, che si potrebbero definire di attesa, nei quali mi scopro con i sensi all’erta e pronti a raccogliere e analizzare ogni più piccolo brandello di vento quasi fosse uno strappo nel continuum creato appositamente dalla mente universale e posto sui miei passi per spiegarmi qualcosa.
Anche la più lieve brezza arriva a strapparmi l’anima, ma ogni cosa resta fuori dalla mia portata. …

1 febbraio 2009 | 711 Letture | 1 Commento Leggi
Public domain

Public domain

La voglia di scrivere preme dolorosa come se nella testa avessi una vescica rigonfia al posto del solito circuito di sinapsi che si rincorrono senza sosta. Sempre le stesse, è chiaro. E invece, da non credersi, questa notte avverto l’impellente bisogno di pisciare parole. Non è neanche la ricerca di un qualche sollievo al dolore esistenziale: sarebbe troppo figo scrivere “I nuovi dolori del giovane(?) Mario”. Non aspiro a tanto, per ora, magari questo lo faccio domani. Che sia invece il desiderio di marcare il territorio, come un cane che trotterella a scaricarsi all’albero del suo blog? Forse. Il che non sarebbe neanche male: scaricarsi. Scrivere come terapia del sollievo. Si raggiunge la stessa beatitudine che si prova svuotando la vescica.
In fondo non ho niente da dire e neanche una storia da raccontare. Ho solo voglia di scrivere: pestare sui tasti come se avessi appena scoperto Forrester. Con forza e decisione. Metti una parola accanto ad un’altra e continua così finché non ti ballano gli occhi, poi vedi. Scrivere non ha niente a che fare col pensare. E allora scrivo. …

30 gennaio 2009 | 811 Letture | 1 Commento Leggi

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