Isolina

Isolina scende dall’autobus che l’ha raccolta davanti al cimitero chiamato “ai Lupi”. Prende il nome dalla famiglia che possedeva quell’immenso terreno. Adesso invece dei cavoli ci crescono le lapidi.
Ogni mercoledì Isolina si reca in visita alla tomba del marito, morto da più anni di quanti lei abbia voglia di ricordare.
Scende dall’autobus e non si volta a guardare la maestosa figura della Fortezza Nuova, come un tempo faceva. Non l’ha dimenticata: in fondo è il luogo dove ha ricevuto il primo bacio, anzi spesso si è soffermata ad ammirarla sorridendo tra sé, perché quel bacio non l’ha avuto dal tizio che sarebbe diventato suo marito.
Ma era tanto giovane, e in fondo nelle cose che contano soltanto il suo povero marito è riuscito a conoscerla davvero.
Incamminandosi verso casa, si chiede perché questa sera è scesa così tante fermate prima della solita. Dovrà percorrere l’intera via Grande, e questo le sembra un incredibile atto di coraggio.
All’aperto si sente vulnerabile, e le risulta difficile affrontare i ricordi. Anche se per ricordare davvero quella via, la sua mente dovrebbe spingersi un’eternità indietro nel tempo.

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