Non si può rimanere distanti da se stessi. Ovvero, si potrebbe, ma è un’operazione troppo difficile a compiersi, richiede il pagamento di un prezzo troppo alto. Un sentiero che si perde all’orizzonte, un cammino spaventoso da intraprendere, solo all’idea. Destinazione, ignota.
Ma considerando che essere se stessi vuol dire tenere in piedi la precaria impalcatura che noi chiamiamo carattere, che in definitiva altro non è se non la somma consolidata delle reazioni che nel tempo abbiamo avuto di fronte agli eventi imposti dalla vita, le scelte, forse davvero sarebbe auspicabile percorrere quel cammino che conduce lontano.
C’è un grande mistero, là fuori, ma noi ci comportiamo come se così non fosse, persi ad inseguire le piccole cose, dannandoci l’anima nelle infantili ripicche, rodendoci con puerili egoismi, rendendo macroscopico e importante tutto ciò che è semplicemente transitorio e restando così ciechi, e sordi, di fronte all’immenso, misterioso senso della vita.
Se siamo qui, oggi, immersi o persi, persuasi o incerti della possibilità di un incontro, delle mille possibilità di mille incontri, io, vorrei capirne la ragione.
O forse, mi basterebbe viverli. …
Ci si lamenta sempre che lo scrittore moderno non nutre speranze e che il mondo da lui dipinto è insopportabile. L’unica risposta è che chi non nutre speranze non scrive. Scrivere è un’esperienza terribile, durante la quale spesso cadono i capelli e i denti si guastano. Mi manda sempre in bestia chi insinua che scrivere sia una fuga dalla realtà. E’ invece un tuffo nella realtà ed è davvero traumatizzante per l’organismo. …
Si può annegare tra queste onde di un rosso brillante, anche se la superficie non appare increspata, e fino a dove l’occhio può arrivare, fino all’orizzonte, è un infinito agitarsi piatto di petali mossi dal vento.
Se le onde non salgono a cavalcare la linea tesa di questo mare è soltanto perché sono incatenate a terra, come te e come me. Lunghi steli trattengono i petali che si agitano come volessero volare via, forzandoli in una riga orizzontale e tenendo ogni pianta separata.
E’ un movimento sotterraneo, quello che seduce, nascosto agli occhi se ne stai fuori, un movimento che si rivela chiaro quando ti avvicini e ti immergi. Da dove siamo, non possiamo vederlo: devi entrarci dentro, non c’è altro modo. Nella distanza, tutto sembra immobile.
Se mi prendi per mano, accetterò la decisione che hai preso, di tenere gli occhi chiusi, e accompagnerò la tua traversata. …
Questo vuoto di parole non mi preoccupa.
In altri tempi e in altri giorni mi sarei sentito angustiato, avrei azzardato conclusioni, schivato considerazioni, vissuto l’assenza come una chiara evidenza.
Non oggi.
Vivo serenamente questo sgombro momento, quasi in visita di una nuova casa dalle stanze vuote, assaporando con calma i gesti futuri, gli oggetti ancora a venire che arrederanno la mia anima.
Le mie parole sono in attesa appena dietro l’angolo, ed io coltivo la luminosa dolcezza che saranno parole nuove.
Non sono cambiato, ma è come se mi trovassi sulla vetta di un monte, di fronte ad un paesaggio mai visto, un territorio inesplorato, del quale devo ancora cogliere gli elementi essenziali, valutare le distanze e le prossimità, e immobile aspetto che l’arco del sole nel suo lento movimento mi mostri nuovi spazi di luci ed ombre.
Spero davvero che questi giorni siano serviti a lasciar cadere i vecchi panni ormai stretti, soffocanti. L’assenza di voci dentro di me sembrerebbe confermarlo. E’ un silenzio confortante, privo di aspettative e pieno di accettazione, ma non una rassegnazione. …