C’è una pagina bianca che mi aspetta, da riempire con caratteri e simboli che hanno perso di significato, in questo vuoto dell’anima che si manifesta per la prima volta in assenza di dolore. Mi chiedo se in fondo davvero di un vuoto si tratti, perché guardandomi dentro mi trovo fin troppo pieno di pensieri. Io che vorrei esserne in fuga. Troppi pensieri possono creare un vuoto? Non so.
Ma sebbene questa grande quantità di pensieri si ostini ad accalcarsi nella mente, l’anima dal canto suo per la prima volta in tanti anni sembra sia riuscita a distaccarsene, per vivere quasi serena in uno spazio tutto suo, che sembra vuoto, appunto. O sono pazzo, o i conti tornano.
Migliaia di pensieri si inseguono nella mia testa, e neanche uno che riesca a raggiungermi. Se non è una fuga, è qualcosa che vi assomiglia molto. E anche se fosse qualcosa di completamente diverso, persino l’opposto, credo che mi andrebbe bene lo stesso.
Non c’è da patire grande fatica a spiegare di quali pensieri io sia affollato: sono sempre gli stessi, vivo l’esperienza comune di restare aggrappato al passato. …
E’ da stamani, appena alzato, che una vocina mi ronza in testa. Dice: “Che cazzo lo tieni a fare un blog, se non ci scrivi mai?”
La trovo una domanda abbastanza corretta, pur considerando che un bel po’ di pagine comunque le ho scritte, in passato.
Ma un blog ha modalità di pubblicazione particolari: è raro che qualche occasionale visitatore si avventuri oltre la prima pagina, soprattutto se l’ultimo post rimane troppo a lungo appunto l’ultimo post. Sembra un blog abbandonato, è facile schizzare altrove, internet è uno strumento molto veloce: ti trovi a scarrozzare un po’ in giro saltando da una pagina all’altra e alla fine non ti ricordi neanche dove sei stato. E allora ti fermi un po’ su Facebook a spaccarti le palle per cancellare le richieste di quiz insulsi ai quali non vuoi rispondere – del resto a chi frega sapere quale tipo di merendina del mulino bianco ti rappresenta meglio? – e poi a porgere allegri auguri di compleanno verso persone che non hai mai visto in vita tua. Gli amici, quelli che tutti hanno una pagina personale e ogni settimana ti inviano una richiesta per diventarne fan, neanche si trattasse di Nicole Kidman, spero che si scriva così. E poi a cena. Sì: l’ho fatto anche io, di invitare qualcuno a visitare il mio blog, sono un pernicioso come tanti. …
Non si può rimanere distanti da se stessi. Ovvero, si potrebbe, ma è un’operazione troppo difficile a compiersi, richiede il pagamento di un prezzo troppo alto. Un sentiero che si perde all’orizzonte, un cammino spaventoso da intraprendere, solo all’idea. Destinazione, ignota.
Ma considerando che essere se stessi vuol dire tenere in piedi la precaria impalcatura che noi chiamiamo carattere, che in definitiva altro non è se non la somma consolidata delle reazioni che nel tempo abbiamo avuto di fronte agli eventi imposti dalla vita, le scelte, forse davvero sarebbe auspicabile percorrere quel cammino che conduce lontano.
C’è un grande mistero, là fuori, ma noi ci comportiamo come se così non fosse, persi ad inseguire le piccole cose, dannandoci l’anima nelle infantili ripicche, rodendoci con puerili egoismi, rendendo macroscopico e importante tutto ciò che è semplicemente transitorio e restando così ciechi, e sordi, di fronte all’immenso, misterioso senso della vita.
Se siamo qui, oggi, immersi o persi, persuasi o incerti della possibilità di un incontro, delle mille possibilità di mille incontri, io, vorrei capirne la ragione.
O forse, mi basterebbe viverli. …
Ci si lamenta sempre che lo scrittore moderno non nutre speranze e che il mondo da lui dipinto è insopportabile. L’unica risposta è che chi non nutre speranze non scrive. Scrivere è un’esperienza terribile, durante la quale spesso cadono i capelli e i denti si guastano. Mi manda sempre in bestia chi insinua che scrivere sia una fuga dalla realtà. E’ invece un tuffo nella realtà ed è davvero traumatizzante per l’organismo. …