C’è una frase da abolire nel mio calendario.
Io non posso.
Il muro che mi circonda a creare il castello nel quale alla fine mi sono trovato imprigionato – e neanche sono una principessa e quindi, niente riscatto azzurro su cavallo bianco – mi va stretto come gli abiti che indossavo da ragazzino. Che poi all’incirca in quei tempi ho formulato per la prima volta la frase.
Io non posso.
Una suggestione.
Camminavo libero e sereno e lo sguardo si spingeva lontano senza incontrare ostacoli finché una voce sicura del proprio ruolo mi disse: tu se qui e sei là e sopra e sotto.
E da allora ho iniziato ad ascoltare le voci. A dare un senso ai silenzi. Un peso agli sguardi. Una sostanza alle paure.
Una voce che ti parla descrivendo meraviglie per quel che sei, può suonare falsa se hai dato credito a chi veniva prima. Uno sguardo può risultare insostenibile quando tu per primo vi trovi dei significati. Un silenzio diviene insopportabile quando senti la necessità di riempirlo con parole che non possiedi. …
Nonostante oggi, che ho designato quale giorno perfetto per interrompere i miei rapporti con le sigarette, me ne sia stata regalata una stecca, la fiducia nel domani che mi ha accolto al risveglio in questo piovoso mattino non ne è risultata in alcun modo scalfita.
L’universo mi mette alla prova.
E’ buffo notare che quando cerchi di fuggire da qualcosa, ne vieni sovente inondato. E di quello che più brami si fa subito carestia.
Non pensavo di scrivere, oggi, e infatti mi sembra di non aver niente da dire. E’ così da tanto tempo. Questo blog langue da lustri e lo scritto che considero il più importante della mia vita giace monco in una pagina di word. Quando ci penso cerco di ignorare la tristezza che mi assale, tentando allo stesso tempo di giustificarmi: troppa fatica, senso di inadeguatezza, le parole che appena rilette appaiono aliene, ingiustificabili. Improponibili? …
E così anche stavolta hai omesso di fare attenzione. Eppure ti era stato detto, non molto tempo fa: la prossima volta, fai attenzione. Sì, certo. Con quanta cura hai riposto enfasi e convinzione nella tua risposta, consapevole e sicuro dell’inopportunità di riprovare certi passaggi. E poi hai chiuso il cuore in un cassetto, perché cessasse di rivelare la sua presenza. Che scherziamo? …mica siamo in un racconto di Edgar Allan Poe.
Ma, Dio, come si può evitare di costruire un ponte verso la speranza, il sogno, quando se ne presenta l’occasione?
E poi stavolta le parole sembravano diverse, e i gesti, e le intenzioni. E tu, pure. …
Da sempre cerco la soluzione alle mie speranze, se vogliamo la realizzazione delle mie ambizioni nei libri che parlano di autoaffermazione, nei trattati sul pensiero positivo, nei testi a carattere esoterico che indirizzano verso la ricerca spirituale.
Il mio sentiero.
Ho cercato persino negli squarci di verità che avvertivo in qualche frase catturata nei film, tale era in certi momenti la mia disperata fame di una qualche risposta. Qualcosa tipo: Non permettere a nessuno di dirti ciò che puoi o non puoi fare.
Perché sembrava che altrove, qualcuno avesse in mano il bandolo della matassa e potesse elargire a piene mani le giuste ricette per risolvere i conflitti, azzerare il passato che non si cicatrizza e indicare una via ben lastricata di buone intenzioni.
Ma in tutti questi anni di affannosa ricerca, la voce interiore che sempre ha frenato lo stacco della corsa e allontanato il filo di lana spingendolo in qualche luogo che ancora oggi si trova altrove – questa voce, non si è mai azzittita. …