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La strada verso casa

7 gennaio 2010 | 138 viewsCommenta


 

Ci sono cose che è difficile spiegare, suggestioni ardue da raccontare: il tessuto di esclusive emozioni.

In un percorso spirituale, segnato da pensieri del tutto personali, alcune azioni possono prendere per noi un significato preciso e tuttavia faticoso da condividere.

Nel nostro personale Cammino possiamo trovarci a percorrere sentieri solo nostri; sentieri battuti in solitudine, nascosti al mondo per una forma di pudore, o difesa.

E certi gesti si mostrano così infantili ai nostri occhi, da rimanere inespressi.
Si può pensare di svelare ad altri i profondi passaggi della nostra anima, quando ci sentiamo protetti dall’intimità di atmosfere particolari: davanti ad un camino acceso, nella penombra di un bicchiere di vino, oppure su una spiaggia deserta, immersi nel vento fresco, anticipo di una burrasca imminente… ma non è semplice farlo nella luce di un mattino di quasi estate, avvolti  dall’allegro rumore del mercato che si agita fuori  dalla finestra aperta: il cigolare dei carretti della frutta, le voci alte a magnificare i prodotti in vendita. Quando la realtà sembra così concreta, quasi banale.

Così, la mia strada verso casa.

Quella al centro, vicino alle nuvole, è la finestra della stanza nella quale sono nato, che da sempre io considero la mia vera casa.

Nel corso degli anni, alla ricerca di una energia che ho sentito interrotta, ho indugiato spesso nello  speranzoso pellegrinaggio verso questo luogo. Una ricerca per spazi e tempi che sentivo vivi e miei, anche più del momento presente.

Un percorso che si snoda per strade interiori, attraverso negozi ormai chiusi, pavimentazioni rifatte, insegne e lampioni sostituiti.

Le prime leggere nevicate guardate a bocca aperta attraverso il vetro appannato, nella luce dorata della sera. La figlia della tabaccaia, così graziosa e distante, altezzosa. Il freddo fuori, e dentro il calore di una corsa verso la scuola, nella cartella un pezzo di focaccia per l’ora di ricreazione.
Una vita che non esiste più, nella quale tuttavia ho cercato un senso che sentivo perduto, che non ritrovavo nel quotidiano.

La strada verso casa è carica di infruttuosa malinconia, è un portare doni all’oracolo della rinuncia, perché l’energia che cercavo, non l’ho mai trovata. Era solo un patetico miraggio.

Credevo che nel punto di inizio della mia vita si fosse sprigionata una forza particolare, che ancora permaneva e che potevo catturare e fare di nuovo mia.

Ma un punto di partenza non corrisponde ad un punto di arrivo, ammesso che un punto di arrivo esista davvero, in questa trasformazione senza fine.

E quello che non ho visto, oltre la facciata di questa casa, è il cielo inesplorato pronto ad accogliermi.

 

  

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