Trovò Maria che si asciugava i capelli di fronte al grande specchio che sovrastava i lavandini, a piedi nudi, indossava un paio di pantaloni e un reggiseno. Un uomo, di fianco a lei, lottava strenuamente con se stesso per evitare di fissare con troppa insistenza le spalle di cerbiatta e il seno da ragazzina che sembravano riempire tutto lo spazio intorno. Una battaglia persa in partenza. Maria si offriva al mondo con la stessa sincerità di un fiore che cresce in mezzo a un campo, muovendosi con la perfezione di un mare d’erba carezzato dal vento. Impossibile distogliere gli occhi.
A Marco mancava il fiato. La guardò riflessa nello specchio e lei gli sorrise di rimando. Le si avvicinò tentando di mostrarsi noncurante e sciolto, e a mezze frasi scoordinate e prive di concatenazione logica la invitò per una passeggiata in città. Lei disse soltanto: “Fantastico”, e sparì dietro la porta.
Mentre terminava di controllare che lo zaino fosse in buon ordine, Marco lanciava sguardi segreti in direzione di Maria. Si alzò, vedendo che si avvicinava. “Sono pronta,” disse.
Uscendo dalla piccola porta del rifugio Marco si sentiva come un ragazzino alle prime armi che ha avuto la grande fortuna di incocciare un appuntamento con la più bella della classe e non sa come gestirla. La sua bellezza lo disarmava. In seguito non avrebbe ricordato nessun particolare delle vie e delle piazze che stavano visitando, nessun volto per strada, negozio o statua, riuscivano a catturare l’attenzione più della sua presenza. Camminarono a lungo, ogni tanto sfiorandosi, nei gesti e nelle intenzioni.
Maria era dolce, parlava con calma, sorrideva spesso. Avrebbe voluto vederla ridere, ma alle battute di spirito che proponeva, magari un po’ salaci, riceveva in cambio sguardi di serena disapprovazione. Si abituò pian piano a camminare in silenzio, in questo modo conquistando una serenità che da molto tempo non provava. Scoprì che la presenza di Maria al suo fianco lo calmava, sedando il continuo lavorio della mente e portandolo a godere in pieno del momento presente, senza dover nient’altro chiedere e soprattutto senza più il bisogno di immaginarsi sempre altrove, in fuga verso un’altra realtà, nella ricerca di un nuovo giardino destinato immancabilmente a rivelarsi non più verde del precedente.
Camminarono per grandi spazi silenziosi, la città stessa sembrava quietarsi al loro passaggio. Le loro mani non si sfiorarono neanche per un istante, ma per entrambi era come se fossero abbracciati.
Visitarono chiese e monumenti, esplorarono piazze, mangiarono tapas e bevvero vino in un locale affollatissimo e pieno di fumo, di grida e risate, seduti a un minuscolo tavolo incastonato come tanti altri in una lunga fila, nello stretto corridoio di fronte al bancone. Maria osservava la grande animazione intorno a loro con aria serena, Marco non riusciva a staccare gli occhi dal suo viso; ogni tanto lei si voltava a guardarlo, regalandogli un sorriso che aveva in sé più promesse di quante l’universo intero avrebbe potuto contenere.
Marco viveva la magia di un momento perfetto, suggestivo e dolce, come solo in alcune scene di film gli era capitato di vedere, e mai avrebbe pensato gli potesse accadere davvero.
Maria appariva calma e a suo agio come l’acqua dentro a una bottiglia, presente senza sforzo e disponibile a prendere qualsiasi forma che il mondo le richieda.
Di ritorno, risero molto, nell’ultimo tratto di strada che li separava dal rifugio, sfottendosi a vicenda quando capitava che sbagliassero strada, di fronte a un incrocio assolutamente mai visto prima, facendo a gara nel proporre assurde soluzioni nell’eventualità che l’ostello chiudesse i battenti prima del loro arrivo. Sorrisero raggianti una volta di fronte alla cancellata del rifugio, e nel momento prima di separarsi per raggiungere i rispettivi letti lei poggiò una mano sulla guancia di Marco, con dipinta sul volto un’espressione quale lui non aveva mai visto, ma che scoprì di aver sempre cercato. Poi lei disse: “Domani”.
Intrigante. Ho nella mente le fotografie del cammino di Santiago che mi ha mostrato un’amica che lo ha percorso due anni fa. Mi ci ero documentato anch’io, allora, e prima o poi mi cimenterò nell’impresa.
Il climax è efficace, la prosa ha un buon ritmo e invoglia a proseguire la lettura. Fai bene a concentrarti sullo script. In bocca al lupo.
Ti ringrazio Alberto. Grazie davvero.
nella descrizione della giornata traspare forte l’emozione,la calma che poi prende marco stupisce,è la calma che interrompe momentaneamente la sua ricerca spasmodica,bello il suo sguardo che non puo fare a meno di posarsi su maria rende a chi legge la possibilita di immaginare questa ragazza la sua bellezza il suo sorriso come un frame in pausa.
“Le loro mani non si sfiorarono neanche per un istante, ma per entrambi era come se fossero abbracciati.”Mi piace è il cardine del racconto rende la gioia emotiva che vive questa coppia rimandandoci tutte le loro vibrazioni.Speriamo di poter leggere ancora di marco e maria ciao amico antonio
pubblicherai altri pezzi di questo romanzo ? mi piacerebbe leggerne ancora
Io sarò senza dubbio la prima acquirente del libro scritto dal numero uno di Splinder.
Sei bravissimo!
Ti abbraccio
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Vadim Zeland: Reality Transurfing
Il Transurfing è una tecnica potente, in grado di fornire gli strumenti necessari per gestire il vostro destino a vostro piacimento. Nessun miracolo, però. Vi aspetta qualcosa di ben altra entità. Vi convincerete che la realtà ignota è molto più stupefacente di qualsivoglia magia… La tecnica del Transurfing si è diffusa in Russia nel 2003, prima via Internet, dove ha suscitato un’animata discussionee un vivo dialogo tra i lettori, e poi grazie ai libri che, uscendo progressivamente nell’arco dei successivi due anni, hanno letteralmente invaso gli scaffali delle librerie diventando autentici bestseller. L’autore di questi volumi, nell’unica intervista rilasciata alla stampa, sottolinea di non esserne “l’autore vero e proprio”. Egli infatti non si considera né un creatore né tantomeno un maestro spirituale, un’idea assolutamente contraria al Transurfing, che disdegna scuole o movimenti di pensiero. Di Vadim Zeland sappiamo solamente che è russo ed è un esperto di fisica quantistica, divenuto “trasmettitore” di questa incredibile tecnica.
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