Vento di guerra
Sono sensazioni confuse e slegate a muovere i passi della mia anima, gli aneliti e le speranze si confondono con i sogni e le fantasie ad occhi aperti.
Ho bisogno di un filo conduttore che mi guidi alla scoperta di un significato unificante, così come gli scienziati cercano una teoria che spieghi in modo completo l’universo, lo spazio e il tempo; teoria che forse i mistici hanno già da millenni formulato, visto che le scoperte della scienza odierna iniziano ad offrirci una visione del cosmo che è stata già ben definita ed illustrata da varie dottrine esoteriche.
Ma questo non c’entra.
Sono giorni, questi, che si potrebbero definire di attesa, nei quali mi scopro con i sensi all’erta e pronti a raccogliere e analizzare ogni più piccolo brandello di vento quasi fosse uno strappo nel continuum creato appositamente dalla mente universale e posto sui miei passi per spiegarmi qualcosa.
Anche la più lieve brezza arriva a strapparmi l’anima, ma ogni cosa resta fuori dalla mia portata.
Ho letto troppi libri; ho esplorato teorie e spiegazioni sulla vita e sul mondo che si contraddicevano a vicenda, ognuna eludendo l’aspetto più importante: l’esperienza personale. Questo non è del tutto vero, naturalmente: c’è una disciplina, l’unica, che pone l’accento in modo netto e preciso sulla verifica personale dei risultati, e sono costretto ad ammettere che questa disciplina è quella che tra tutte ho trascurato e soltanto negli ultimi tempi preso in considerazione, con sforzo e pigrizia.
C’è forse una sottile sensazione di disillusione a frenare ulteriori sforzi nella ricerca di un qualcosa che spieghi in modo esatto e coerente che io non sono un semplice ammasso di materia casualmente aggregata al solo stupido scopo di deambulare senza senso tra un ammasso di stelle senza intenzione.
Mi aggiro tra le rovine di palazzi e strade costruite dalla speranza, da quel soffio di follia che sempre mi ha spinto a cercare nella memoria degli eventi che si sono susseguiti nel corso della vita, nelle coincidenze e negli incontri significativi, nelle intuizioni e nei segni, quel quid unificante che renda un significato al susseguirsi dei pensieri.
Una guerra ha devastato il panorama circostante, una guerra incruenta ma non per questo priva di violenza, lasciando in eredità ai giorni futuri soltanto macerie difficili e pesanti da sgombrare per ricostruire qualcosa.
Ma in certo modo, strano, è come se ogni cosa fosse rovinata in finissimi detriti prima ancora che le navi uscissero dalla rada per dare battaglia, quasi che queste mura in brandelli si offrissero quale semplice cornice e in questo caso come anticipazione dello scontro che avrebbe ben presto avuto luogo.
E’ difficile da spiegare, ma sento che ogni passo compiuto doveva condurmi in questo luogo dell’anima, e che ho compiuto ogni passo sapendo benissimo dove mi avrebbe portato.
Adesso, artefice e spettatore di una guerra mai iniziata e già conclusa, viaggiando attraverso una notte pregna dell’odore dei colpi di mortaio che non ho mai sparato, resto nell’attesa fremente del sorgere di un qualsiasi sole, perché il momento più freddo della notte è l’istante prima dell’alba.





Gioisci quindi mentre il freddo scortica la tua pelle, sorridi anche se questo freddo ha paralizzato la tua mascella, straripa perchè il ghiaccio di questa notte ha finito di regnare incondizionatamente…l’alba giunge..l’attesa è finita, l’assenza di ombre un lontano ricordo..la vedi la luce? Apprestati ad accoglierla nel migliore dei modi perchè ogni alba è la più bella di tutte…