Un nuovo sogno

| 9 dicembre 2008 | 335 Letture | 1 Commento
…e adesso è più difficile tornare indietro che andare avanti.
Mi ricordo una battuta sentita in un film bellissimo e misconosciuto; diceva: “Vuoi sapere come sono arrivato sin qui? Non ho risparmiato le forze per tornare indietro”.
Mi spaventa constatare che oggi scrivere sta diventando una necessità. Certo, avevo letto da molte parti che l’artista viene bruciato dal fuoco della propria passione, e che l’unico pensiero che lo invade quando si alza al mattino è la bramosia assoluta di continuare nella propria forma di espressione. E che il solo pensiero, quando va a dormire, è per il lavoro svolto quel giorno e per quello che lo attende il giorno successivo.
L’artista non può fare a meno di creare, è per lui una necessità vitale. Più dell’aria che respira; o dell’acqua; o dell’amore.
Bene, io questa necessità non l’ho mai sentita. Sino ad oggi, intendo. Neanche quando gettavo la gran parte della mia giornata in un teatro, a progettare e costruire scenografie, a montare un parco luci per lo spettacolo, oppure a dirigerne uno in prima persona. E guardare il pubblico che entrava in sala, o dare inizio alla rappresentazione, o giocare con la magia delle luci che accendevo sulla favola serale, non mi donava le sensazioni che provo questi giorni.
Dopo gli anni del teatro, sono venuti gli anni della pittura.
E’ fantastico, dipingere. Hai la sensazione di lavorare con una luce solida, dai mille colori e infinite possibilità di gradazioni e sfumature. La cura dei particolari di un quadro è un atto creativo assoluto, col quale entri nella sostanza intima delle cose. E’ necessario diventare rotondo come un vaso, profondo e distante come un paesaggio, succoso e maturo come un grappolo d’uva. La pittura è l’equivalente della musica sul piano materiale, a mio avviso e se riesco a spiegarmi. E’ vero, sembrano molto distanti come espressioni artistiche; la musica vola nell’aria, eterea e inafferrabile, nasce e muore in un tempo definito, come uno spettacolo teatrale. Ogni volta nuova e diversa, anche se apparentemente sempre la stessa. Un quadro invece è pura materia che emerge dal caos mediata dall’anima dell’artista, fissata per sempre in una immagine immutabile, tranne per i guasti e il fascino che il tempo può conferirgli. Ma sia musica che pittura donano emozioni ben definite, hanno messaggi precisi. E infatti, non c’è miglior commento per una immagine, di un brano musicale. Non ci sono parole che possano eguagliare la capacità descrittiva di una musica associata ad una serie di immagini. Le sensazioni emergono provenendo da un livello più profondo, non hanno bisogno di mediazioni. La musica e la pittura sono forme d’arte che si possono gustare senza sentire la necessità di darsi troppe spiegazioni. Basta dire: è bella, mi fa piangere o ridere, e non so perché. Non si può affermare che una musica è triste o che un quadro procura angoscia o serenità, con l’armonia o il contrasto dei colori, se non considerando che tali emozioni vengono attinte direttamente dalla parte primordiale della mente. In quel qualcosa di ignoto che viene sollecitato.
L’uomo ha creato musica e immagini molto prima di parlare, e scrivere.
In ogni modo, non ho mai smesso di mangiare se per un giorno, o per mesi, non ho dipinto e messo in scena uno spettacolo.
Così con la scrittura.
Ad essere sincero, scrivere è sempre stato il sogno più ambito, per me. Nel mondo del teatro mi ci ha condotto la vita, le coincidenze; potrei dire che è stato un caso il trovarmi alle prese con le assi del palcoscenico, se io credessi al caso.
La pittura mi piace, mi appassiona, e posso affermare che è la pratica in assoluto più estenuante, per me, quella che più di tutte assorbe ogni goccia di energia ed ogni pensiero. Un quadro mi perseguita finché non è terminato. Ma la pittura l’ho sempre sentita come non profondamente mia.
La scrittura, la pratica della scrittura, è il mio sogno principe, quindi. Forse è per questo che  mi risulta oggi l’attività che più di tutte ho cercato di dimenticare, nella vita. Perché è quella verso la quale ho sempre provato l’amore più profondo.
Si può avere paura di un amore, e cercare in tutti modi di negarlo e fuggirlo. Possiamo sentirci inadeguati, e provare una tremenda ansia nel pensare di lanciarsi e di viverlo, e può capitare di trovarsi a cercare in tutti i modi di evitare la possibile devastante delusione di non risultare adatti.
E allora è facile sottrarre valore all’esperienza e al desiderio. Si continua a camminare scrollandoci dalle spalle le aspirazioni e le speranze, quelle motivazioni che ci appaiono, o vogliamo camuffare, quali sogni giovanili. Guardiamo al tempo trascorso a sognarci sopra con un sorriso di condiscendenza, adagiandoci nel più rassicurante conflitto con i problemi quotidiani.
L’ho temuta e fuggita, la scrittura, come una donna bellissima che avrebbe potuto distruggere la mia vita con un semplice rifiuto. E’ stato molto rassicurante osservarla da lontano, mentre si lasciava sedurre e amare da altri.
Adesso vedo come per anni io abbia dipinto e messo in scena spettacoli teatrali anche e quasi soltanto per illudermi che stavo procedendo verso qualcosa, mentre invece la mia unica aspirazione è sempre stata quella di mettere una cazzuta parola dietro l’altra.
Ed oggi, eccomi qui, mi sono imposto di scrivere perché sento che ormai non posso più farne a meno, e non posso risparmiare le forze per tornare indietro. Non ho niente a cui tornare.
E non mi importa del tempo che ho impiegato prima di convincermi a tentare questo nuovo, ma antico sogno. Non è stato tempo perso, ma un percorso necessario, anche nella fuga attraverso forme d’arte diverse. Un cammino che ha costruito in me la certezza che per quanto un giorno io possa rivelarmi inadeguato alle aspirazioni che quasi segrete si muovono in me, la bellezza di mettere in fila parole è sufficiente a sé stessa.
E, come dicevo, mi spaventa svegliarmi ogni mattina con il pensiero e la necessità di scrivere qualcosa. Non era mai accaduto.
Mi sono gettato in mare e ho iniziato a nuotare verso la riva opposta. Senza risparmiare le forze. La cosa mi intimorisce, l’ho detto.
Ma è bello. Talmente bello, che non me ne frega un cazzo di nient’altro.
Voglio nuotare sino a morirne.
 
 

Commenti (1)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. rossana scrive:

    Ecoo…non so trattenermi, dopo questo post te lo devo proprio dire: leggerti è sempre (SEMPRE!) un’esperienza emotiva. Non che io ti sappia spiegare perché. Ma succede ogni volta. Ho letto ora questi ultimi 3 post, diversi l’uno dall’altro. E sai come succede con gli aperiviti, no? Ti viene fame, ti trovi ubriaco senza nemmeno capire se mangi per bere e se bevi per mangiare. Il tutto per dire che: SCRIVI DA DIO…

Lascia un commento

I link nei commenti potrebbero essere liberi dal nofollow.

Bad Behavior has blocked 126 access attempts in the last 7 days.