Ricordati di me
Vorrei avere parole significative per quanti mi hanno conosciuto in passato e possano trovarsi a leggere queste righe. Perché sullo scaffale dei giorni ho immagazzinato mille volti, e a volte mi capita di prenderne in mano alcuni, e ricordare; non posso sapere se altri hanno la mia stessa inclinazione, o se invece preferiscono lasciare al buio i ricordi. Se ancora esisto e rivivo in un sorriso carico di nostalgia. Se una musica dolce rievoca fuggevoli sensazioni trascorse e scolorate nel corso degli anni.
Trovare piacere nel ricordo di una voce, una frase, un bacio o un viaggio, è un aspetto del mio carattere che spesso mi sono riproposto di sradicare, invogliato dalle innumerevoli discipline di pulizia mentale che incoraggiano a lasciar andare il passato per poter vivere con maggiore profitto il presente.
Ma se non mi ricordo da dove sono venuto, quali passaggi mi hanno formato, nel bene e nel male, e se cancello le voci che hanno avuto un senso e un peso nella mia vita, mi capita di pensare, posso perdere anche la visione del sentiero sul quale lo sconosciuto universo o la forza che lo sorregge mi ha posto, per camminare.
Chi ero, dove stavo e cosa facevo in un dato giorno ha ancora un peso sul mio presente.
Così come mi sembra crudele cancellare gli occhi di chi ho incrociato sul Cammino di Santiago, quando ho sempre pensato di aver rispettato un appuntamento preso ancor prima di nascere, anime gentili, così mi appare uno spreco dimenticare la luce fioca dell’androne di un vecchio palazzo, e il bacio forse più dolce mai avuto, le passeggiate serali lungo le vie di una città sconosciuta, prima delle risa e dei pianti, un libro ricevuto in prestito e mai restituito, un libro prestato e mai rivisto, le sigarette fumate nel buio di una disastrosa delusione, le innumerevoli ore spese a cercare me stesso in una voce sentita solo al telefono, le mie spinte voraci dentro un corpo che mi accoglieva senza riserve, le mie spinte sempre più deboli dentro un corpo che sembrava respingermi, la musica dell’inverno e le feste dell’estate, e in definitiva il grande mistero che mi ha portato a percorre strade che mai avrei immaginato, a compiere gesti poi scoperti felici, perniciosi e dannosi, a inventarmi una vita determinata in ogni suo aspetto dalla più piccola e infinitesimale scelta.
Mi chiedo se c’è un senso, in tutto questo.
Le grandi amicizie perdute per strada, dove sono finite, e se le ho perse per errore o portate via da un vento indifferente, e verso dove.
I grandi amori, e le passioni, sbiadite dal trascorrere del tempo, mi esplodono nell’anima con la stessa forza.
Sul display del mio telefonino ci sono numeri che non utilizzo più, da pochi giorni o anni, per paura di trovare l’indifferenza pronta a uccidere l’emozione del riascoltare una voce cara.
Vorrei avere una parola per ogni sguardo e sorriso, a spiegare il senso di un cammino comune, di un incrocio significativo, di una intera vita spesa a non dimenticare.
Mai.





Commenti (0)
Trackback URL | Comments RSS Feed