Provvisorio ed eterno

| 6 novembre 2008 | 361 Letture | 1 Commento


 

 …seduto sulla riva del suo mare, guarda verso l’orizzonte. La dolce linea che unisce il cielo al mare riempie la sua anima di serenità. La poesia che un Dio creatore ha versato nel più remoto angolo dell’immensa opera risuona con ogni piccola parte del suo essere. Tuffandosi nella vibrazione dello spazio che lo circonda, capisce che c’è un senso profondo nel tutto, ed anche non sapendo definire cosa sia, ed anche non potendo afferrarne appieno il significato, ne ascolta la musica. La sua provvisoria presenza in quel posto ed in quel tempo diviene essenziale. La vita, che procede in una quasi infinita sequenza di fotogrammi, si trova tutta quanta nella totalità di quel momento. Ogni cosa ha un suo posto: gli scogli affioranti dalla battigia, le onde che lambiscono, spianandola, la sabbia traslucida nella luce della sera, le piccole conchiglie dai bordi frastagliati che hanno ferito i suoi piedi nudi, le prime stelle che si affacciano frettolose a bucare leggeri strati di bianche nuvole. Ogni cosa ha un significato che oltrepassa la possibilità di comprensione della quale al momento dispone. Ma questo non ha nessuna importanza. Lui si stupisce, e questo è importante. Il bambino che credeva perduto nel labirinto della memoria torna a trovarlo, perché è quel bambino che ha ancora la capacità di stupirsi, superando le corazze di dolore e rancore, rabbia e amore male indirizzato, che soffocano il suo respiro, scorie non ancora bruciate.

 
…seduto sulla riva del suo mare, sente la magia del respiro che si uniforma  al ritmo senza tempo delle onde. Possiede occhi per catturare colori, mani per stringere e lasciare, un volto che il vento carezza dolce e sferza gelido, pensieri da inanellare, tempo per dimenticare. I suoi piedi hanno camminato, ma non ne conservano la memoria. Il suo corpo ha scalato altri corpi, ma non ne avverte la spossatezza. La sua forza fiorisce, rinnovandosi ad ogni istante, ed è una forza che non germoglia nel rimpianto del passato o nella paura del futuro. Una forza sempre nuova, mai lavata. Quella energia che l’Universo gli regala ad ogni istante, ad ogni passo, chiedendogli in cambio soltanto di lasciarla scorrere. Non fissarla nel bruciante rimorso di un passato che non esiste; non bloccarla nella ripetizione di giudizi disperati, soluzioni per problemi inesistenti. A quel pensiero, vede tutto il carico inutile accumulato nel passare degli anni franare dalle sue spalle, e subito catturato dal mare svanire in mille scintille, riflessi di sole.
 
…seduto sulla riva del suo mare, finalmente capisce che solo gli viene chiesto di vivere.
Con gioia.

 


Commenti (1)

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  1. anneheche scrive:

    Sempre grandissimo!

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