Preghiera

Mario | 20 gennaio 2009 | 754 Letture | 2 Commenti
Dimmi dove vuoi che vada. Se queste stelle le hai messe per indicarmi un cammino o soltanto a confondere le idee. Se sono efelidi o lacrime di Angeli o musica cristallizzata. Se l’universo è un pentagramma, quale musica hai riservato per me? Quella di oggi non mi piace. Devo ascoltarla? Vuoi che mi liberi da queste catene e mi alzi a scardinare l’intero cosmo dal suo asse?
Se davvero io sono l’immagine e la somiglianza non capisco da dove vengano questi dubbi e le incertezze e la noia tra un baluginare di istinto creativo e l’istante di delirio di onnipotenza.
Forse ho seguito l’inganno lungo la rotta della via lattea, e ho coltivato l’ingenua illusione masticando e sputando il sutra del loto, ho piegato il mio corpo nelle forme delle asana soltanto per sentire stirare i miei nervi, ho ascoltato e letto parole prive di senso composte per vendere libri e succo di fiori.
Ho amato inutilmente.
Perché in questa fredda notte sono anche disposto ad accettare di stare al mondo soltanto per mangiare e cagare e lasciarmi colonizzare da un esercito di batteri.
Dove sono le luci che credevo di vedere quando mi affacciavo alle finestre dei rifugi e mi sentivo un pellegrino sulla via della salvezza; dove sono le lacrime lasciate cadere lungo il sentiero; dove sono i tramonti disposti in cerchio le mani tra le mani e un nugolo di uccelli a roteare sulle teste; dove sono gli abbracci di chi andava e di chi incontravo di nuovo dopo giorni di cammino; le albe fredde e digiune disposte lungo sentieri colmi di brina; le salite dolorose e le discese gioiose; le lacrime nuove al termine del viaggio, quando sentivo, volevo, credevo.
Dov’è la voce che mi cullava nella notte, durante quello che pensavo fosse il termine e l’inizio di un nuovo viaggio.
E perché poi quando stringo tra le mani la cosa più bella che ho mai desiderato, questa si trasforma e si trasfigura e mi morde.
Per ogni passo che cerco a fatica di porre sul sentiero sento una forza che mi costringe a compierne due indietro.
Sono io, che sbaglio?
Sono così ingenuo che penso basti guardarmi per capire chi sono, e non so mai quando è ora di andare, così perso tra sogni e speranze e fantastiche illusioni. E non so mai quando è ora di tornare, così perso tra dubbi e incertezze e spaventose delusioni.
Ma andare e tornare sono stanotte parole prive di senso, non c’è un luogo magico dove coltivare il mio giardino, non c’è una musica che cola da una finestra, non un ponte da attraversare per tenere i piedi asciutti o un fiume da guadare accettando di bagnarsi.
Non un’acqua che sia sempre la stessa e mi bagni due volte.
Dimmi dove devo andare.
Mi metto qui, va bene?
 

Commenti (2)

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  1. Anonimo scrive:

    dai fratello riprenditi

  2. MaraGi scrive:

    ti metti lì se ci stai comodo, ti auguro…:-)

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