Adesso spengo le luci della sala, poi vedrai sul palco un cono di luce formarsi lentamente. Lo vedrai materializzarsi nell’aria, e al suo interno volare miriadi di particelle di polvere, la stessa che altri hanno respirato prima di te, qui, esternando emozioni diverse da quelle che stasera ti chiedo, ma vivendo la stessa atmosfera che tu senti in questa notte. Per terra si formerà un cerchio chiaro e tu vi entrerai, tenendo la testa bassa sino a che non sentirai la musica che io porrò in sottofondo per te. E’ la prima volta che l’ascolti, quindi voglio che tu aspetti per tutto il tempo necessario a lasciarla penetrare nelle ossa; poi alzerai lo sguardo e inizierai a parlare.
Non devi interpretare il personaggio, ma sentire il sentimento che le parole smuovono in te, seguirlo ed assecondarlo, lasciare che il tuo corpo incarni l’emozione. E’ un distacco, ma allo stesso tempo una presa di coscienza.
Non ti chiedo di impostare la voce, non ti chiedo un timbro o una sonorità particolari. Non devi cercare l’effetto nelle pause, ma lasciare che sia il concetto che esprimi a imprimere ritmo alla tua narrazione. Voglio vedere il fiato che si spezza nei momenti di tensione dolorosa. E sentire la tua voce correre come un ruscello in primavera, nel momento in cui le parole che dici ti faranno sentire allegra e gioiosa, ammesso che questo possa accadere.
Hai appena finito di eseguire la danza dei sette veli, e guardi Erode, che ancora conserva tracce del desiderio suscitato dal corpo sensuale che si è mostrato a lui, solo per lui. Il tuo corpo seminudo. Lo vedi lacerato dalla decisione che ha dovuto prendere, su tua richiesta, dopo che avventatamente ti ha promesso tutto ciò che avresti potuto desiderare, se tu avessi danzato per lui. Tu hai caricato quella danza di ogni goccia di erotismo che possiedi, e non è poco, mentre nella testa ti martellava la richiesta di tua madre, Erodiade, e la preghiera che ti ha sussurrato nell’orecchio. Io credo che in questo momento tu debba sentirti molto eccitata; gli occhi saranno carichi di una provocazione terribile e il fiato ansante; forse senti una energia che non hai ancora sfogato.
Ma devi essere tu a dirmelo; forse le tue sensazioni potranno essere diverse dalle mie previsioni.
Comunque, la tua richiesta è stata formulata, e adesso sei in attesa. Con i tuoi occhi e la partecipazione del respiro, stai guardando Erode, che si muove inquieto sul trono. Egli pensa di aver compiuto l’atto sacrilego della sua vita, e sta cercando di immaginare quale punizione dovrà subire dal suo Dio.
Tu ci credi, a questo Dio?
Io penso di no, ma questo è irrilevante. In fondo, che tu ci creda o no, potrebbe risultare inefficace anche la paura di Dio, nel momento in cui il tuo amore è stato frantumato e disprezzato. Come ha potuto, quell’uomo? A te, Salomè, Principessa di Giudea. Un affronto simile. Rifiutarti.
Che questi sia Giovanni il Battista, da tutti ritenuto l’incarnazione della voce di Dio, poco importa, ormai.
Pagherà il suo affronto con la vita, e tu stai aspettando che ti portino la sua testa su un vassoio d’argento. Non è cosa da poco, la testa mozzata di un uomo.
Ma tu sei la Principessa di Giudea, e si può dire che per tutta la vita sei stata preparata a vivere situazioni del genere. Per noi è difficile concepire l’ebbrezza del potere e la conseguente ferocia che scaturisce dal sentire che qualcuno possa considerarci meno di niente.
Che qualcuno possa considerarti meno di niente; pensaci. Soprattutto un uomo del quale ti sei innamorata. Il tuo non è un amore di donna qualunque. L’amore di una Principessa non si può rifiutare, se non a prezzo della vita.
Tu dovrai sentire tutto questo.
Puoi immaginare una vita nella quale sei abituata a disporre completamente di quasi ogni persona che ti circondi, e della gioia e del dolore che puoi procurare, senza doverti preoccupare di alcuna conseguenza per la tua persona? Puoi seguire un percorso che ti porti a considerarti preziosa, e intoccabile?
Guardami; sei una Principessa. Gli uomini non osano alzare lo sguardo verso di te. Fammi sentire la potenza della tua presenza, e sferza il mio volto con le parole più dure e la voce più arrogante che possiedi.
E quando avrai tra le tue mani la testa di Giovanni, cosa penserai?
Certo, ricorderai le parole di amore che gli hai donato in quella cripta, nell’orrido pertugio sprofondato sotto le fondamenta del palazzo.
Ricorderai la donna che ha supplicato amore, che si è stesa ai piedi di un uomo chiedendo soltanto di essere guardata. Se ti avesse guardata, ti avrebbe amata. Non è questo quello che gli dirai?
Sì, se ti avesse guardata.
Ma lui non lo ha fatto. E mentre tu contemplavi con occhi d’amore quel corpo incatenato, così bello e solido, la sua lingua tagliente ha osato sferzarti sino alla piega più nascosta della tua anima. E ti ha fato sentire indegna.
Ma prima di lasciarlo, prima di sfogare il tuo dolore nella danza che ha eccitato e frastornato Erode, tu hai promesso di baciarlo. E non era una promessa di donna, ma di Principessa. Ma questo, lo hai promesso, o lo hai minacciato?
Adesso avrai la sua testa, e potrai farne ciò che vuoi.
Potrai gettarla ai cani, o agli uccelli dell’aria. Non è così che dirai? Fammi vedere questi cani, il loro corpo scheletrico e la fame che possa portarli a mangiare anche la testa di un uomo. E l’aria nella quale volano questi uccelli.
Con la testa di Giovanni tra le mani, tu lascerai volar via la donna che si è innamorata e tornerai ad essere la Principessa, forse crudele, che sei sempre stata.
E guarderai la lingua di Giovanni, un giorno così mobile e veloce nel condannare, adesso ferma nella bocca seccata dalla morte.
E lo bacerai. La tua forza consiste tutta nel compiere l’atto che avevi giurato, nel fare quello che avevi detto.
Bacerai la sua bocca, Salomè.
L’hai detto.
Non l’avevi detto?
Sì, l’hai detto.
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