La luce nella stanza accanto

Mario | 12 gennaio 2009 | 950 Letture | 0 Commenti
Di nuovo a scrivere nella notte e per la notte, la finestra aperta anche se un vento freddo spazza le strade in questa aspirante primavera. Che entri, il vento, non può far altro che un po’ di pulizia.
Il rituale è lo stesso: un dito di vino nel bicchiere che fu di nutella, una sigaretta, sempre troppe, una musica sparata nelle cuffie che poi sistemerò nel player a destra, e visto che non ho niente da dire mi invento un titolo e aspetto che il tizio dentro di me, quello che scrive, faccia capolino.
Stavolta il titolo è difficile, non vorrei dover passare l’intera notte a pensarci sopra.
Meglio non pensare, lascio fare a lui.
Mi chiedo come mai mi sia balzato alla mente un titolo come questo che mi sono proposto stanotte. Forse mi sento al buio in una stanza e intravedo un filo di luce o magari un fiotto di luce che irrompe dalla stanza accanto. Qualche motivo ci sarà, mica le cose vengono per caso, e allora mi piace pensarla così, perché in fondo la luce può benissimo rappresentare la speranza e la voglia di raggiungere un luogo chiaro, dove posso aspirare a un minimo di consapevolezza.
Mettiamo che ho acceso una luce nella stanza accanto, e diamo per scontato che non sono impazzito e che questa stanza è semplicemente la rappresentazione di un luogo interiore, quali meraviglie potrei trovarvi dentro?
Basta entrare per vedere.
Questo non mi aiuta, anche se la stanza accanto è illuminata ho ancora la sensazione di brancolare nel buio.
E poi perché dovrei star qui a perdere tempo pensando a una stanza ficcata chissà dove seppure illuminata? Ho la sensazione di girare a vuoto.
Però non posso lasciarla così. E allora parlerò del senso che ha per me questo titolo, parlerò pubblicamente di un argomento sul quale mi sono sempre astenuto, a parte pochi intimi. Magari risulterò grossolano e approssimativo, ma occorre pagare un noviziato, non è semplice esporre per la prima volta certi pensieri utilizzando lo strumento della scrittura.
In questi giorni ho elaborato in chiave per me definitiva alcune considerazioni importanti. Mi sono persuaso una volta per tutte della verità espressa da una mole impressionante di discipline esoteriche. Inizio a credere realmente che siamo tutti entità creatrici e che la qualità dei nostri pensieri forma e plasma la vita che conduciamo. I nostri pensieri posseggono una vibrazione, come ogni cosa su questo piano fisico, una energia alla quale l’universo risponde. In questo modo creiamo la nostra vita, attiriamo le esperienze e le persone.
A questo punto chi legge può benissimo pensare che io sia davvero impazzito.
Non viviamo forse in un mondo apparentemente governato dal caso? Non sembra che gli eventi della nostra vita accadano senza che noi possiamo esercitare il minimo controllo?
Se la pensiamo così, siamo davvero in una stanza buia e vaghiamo alla cieca sbattendo la testa contro ogni ostacolo, scontrandoci in modo disarticolato con le persone che vivono con noi, nel nostro piccolo spazio.
Non riesco più a vederla in questo modo. Ho passato molti anni nella ricerca di libri e di maestri che mi indicassero una via, ho percorso il Cammino di Santiago, sempre cercando fuori da me qualcosa che mi potesse salvare dalla disperante esperienza umana. Sono rimasto preda dei miei dubbi, anche quando quel che leggevo o che mi veniva insegnato o che sentivo dentro mi sembrava possibile. Non è facile credere, quando sei abituato a considerare reale solo quello che tocchi e che vedi.
Ma non possiamo definire reale soltanto quel poco che il nostro cervello riesce a processare tra i miliardi di impulsi che ci bersagliano ogni giorno. Quello che noi consideriamo realtà è soltanto una frazione infinitesimale del tutto. Ditemi se sono reali gli infrarossi. O gli ultrasuoni.
Quante sono le cose che non riusciamo a vedere?
Oggi la fisica quantistica ci dice che la visione dell’universo alla quale siamo abituati non è corretta. Che la materia, quando osserviamo l’infinitamente piccolo, esiste come potenzialità. La più piccola frazione di materia che possiamo osservare si presenta sotto forma di onda o di particella, a seconda di cosa ci aspettiamo di vedere. E’ l’osservatore che determina la forma. E’ l’atto di osservare che crea il mondo. E quindi, se la materia è potenzialmente sia onda che particella e l’aspettativa di chi osserva è il catalizzatore che rende vera o l’una o l’altra forma, non può essere così per tutto?
La realtà come siamo abituati a vederla non esiste, ogni cosa si trova in uno stato di potenzialità, ogni evento è possibile, sono le nostre aspettative che scelgono quale sarà la realtà che vivremo.
Siamo noi a plasmare la nostra vita, che si svolge in linea con i nostri pensieri, con quello che profondamente crediamo, con ciò che ci aspettiamo.
E se pensiamo di stare male è così che ci sentiremo.
E allora sentiamoci bene, cosa abbiamo da perdere?
Sono posseduto da un senso di serena speranza, in questi giorni. Ho acceso una luce in una stanza, dentro di me, e adesso inizio un percorso per raggiungerla. Se non trovo la porta, credo che risolverò facendo crollare il muro.
Iniziamo a parlarne.
E a te, buon cammino.

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