La croce di ferro
8 febbraio 2009 | 304 views4 Commenti

Percorrendo il Cammino di Santiago arriverete un bel giorno ad affacciarvi alla terrazza con vista nei pressi del rifugio di Astorga, dalla quale potrete ammirare in lontananza il verde splendore dei monti del Leon. Seguendo un sentiero che attraversa questi monti, due giorni dopo arriverete alla Croce di ferro, uno dei luoghi più attesi dal Pellegrino che si dirige a Santiago, e vi troverete a poca distanza dal punto più alto che possiate raggiungere sul Cammino, dove la vostra anima sarà più vicina al cielo.
La tradizione vuole che il Pellegrino porti con se una pietra, raccolta vicino casa o lungo il percorso, poco importa.
Che siano più chiare o più scure, eleganti o meno, ogni pietra che si rispetti ha delle venature: esse sono il suo vanto, chiedete ad una pietra di vostra conoscenza e sentite cosa vi risponde.
Voi Pellegrini che giungerete alla Croce di ferro, potrete celebrare questo semplice rito. Visualizzerete una di queste venature sotto forma di cerniera. Esercizio difficile? Basta un po’ di immaginazione. Mentalmente, aprirete la cerniera e spingerete le vostre negatività all’interno della pietra. Chiuderete la cerniera e lascerete la pietra alla base della Croce di ferro, e con essa le vostre negatività.
L’Universo ama i gesti simbolici. Così fu per noi.
Quella mattina ci alzammo con animo particolarmente lieto: c’era aria di festa e grande attesa.
Quella mattina saremmo giunti alla Croce di ferro.
Sciamando in strada come formiche operose, i volti lieti, ci avviammo lungo i pendii dei monti del Leon. L’atmosfera di festa perdurava, e noi sostavamo lieti in ogni bar che incontravamo per via. Ridevamo, ballavamo.
Benché siano stati molti i segni che ho ricevuto lungo il Cammino, quello fu un mattino di meraviglia; in ogni bar nel quale sostavo, trovavo una radio accesa, che immancabilmente trasmetteva brani della musica più significativa della mia vita. La mia musica, come voi avete la vostra. Io mi fermavo ed ascoltavo, ricordavo. Una sequenza di immagini che si ordinavano in una sequenza perfetta, prendevano un senso diverso; mi sorridevano.
All’imbocco di un sentiero lunghissimo e lontano un bosco, vidi un falco fermo a mezz’aria, perpendicolare al sentiero. Lo fanno i falchi, di restare un po’ fermi a mezz’aria, credo sia parte del loro metodo di caccia, ma questo si trattenne un tempo lunghissimo. Sembrava attendermi: rimase in quella posizione finché non gli fui sotto, e poi volò via. Ho una spiegazione per questo, ma non la dirò.
Arrivammo alla Croce di ferro, infine, gruppo compatto di anime guerriere che non volevano perdersi per strada: arrivammo tutti assieme. E tutti iniziammo a piangere come piovesse.
Era l’atmosfera del luogo, era il senso del perdono, la quiete del sorriso che spegne il dolore.
Con i nostri sassi nelle mani, pronti ad abbandonare le colpe e i rancori, i nostri sguardi che si incrociavano limpidi, salimmo la breve inclinazione che ci portò alla base della Croce.
Ed ognuno lasciò la propria Pietra.
Ricordo il senso di leggerezza che sentii quando abbandonai, riluttante, quel luogo incantato. Ricordo lo strappo dell’anima.
Ero sicuro di aver lasciato alle spalle ogni pensiero negativo, ogni dubbio e incertezza. Ma mi sbagliavo. Avevo, sì, compiuto un passo nella giusta direzione, ma non avevo vinto la guerra.
Solo molto tempo dopo ho compreso: i nostri pensieri negativi non vengono vinti in un giorno, una volta per tutte. Essi sono subdoli, si ripresentano quando ci sentiamo affranti, in ginocchio, quando siamo stanchi. Quando ci sgridano, ci respingono, ci calpestano. Quando ci ignorano. Quando siamo noi per primi a non credere in noi stessi.
Dobbiamo armarci di pazienza e sorrisi, e amare noi stessi ogni giorno, ed amare, sempre. Aprirci agli altri e all’Universo, chiedere e donare amore.
E stare sempre in guardia.

Forse questa estate percorrerò questo Cammino. Esso sarà il mio primo e ultimo Viaggio.
Grazie Mario per questa spiegazione. Ho già la mia Pietra. Aprirò con molta cura e con molto rispetto quella cerniera.
E spero che l’Universo ascolti la mia Preghiera. L’universo ascolta tutti Mario?
Sì, Sonia, io lo credo.
Dalla Cruz de Hierro (La croce di ferro)
Señor, que esta piedra que
arrojo a los pies de la cruz
salvadora, símbolo del
esfuerzo de mi peregrinación,
sea la que, llegado el instante
en que se juzguen los actos de
mi vida, sirva para inclinar la
balanza a favor de mis
buenas obras.
Asi sea.
Signore, che questa pietra che
lascio ai piedi della croce
salvatrice, simbolo dello
sforzo del mio pellegrinaggio
sia quella che, arrivato il momento
in cui si giudicano gli atti della
mia vita, serva per far pendere la
bilancia a favore delle mie
opere buone.
Così sia.
Simona. Pellegrina del 2008. Ultreya.
che sia un piccolo sasso o un grande masso la negativita riaffiora sempre ciao
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