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Io sono

4 gennaio 2010 | 492 views4 Commenti

C’è una frase da abolire nel mio calendario.
Io non posso.
Il muro che mi circonda a creare il castello nel quale alla fine mi sono trovato imprigionato – e neanche sono una principessa e quindi, niente riscatto azzurro su cavallo bianco – mi va stretto come gli abiti che indossavo da ragazzino. Che poi all’incirca in quei tempi ho formulato per la prima volta la frase.
Io non posso.
Una suggestione.
Camminavo libero e sereno e lo sguardo si spingeva lontano senza incontrare ostacoli finché una voce sicura del proprio ruolo mi disse: tu se qui e sei là e sopra e sotto.
E da allora ho iniziato ad ascoltare le voci. A dare un senso ai silenzi. Un peso agli sguardi. Una sostanza alle paure.
Una voce che ti parla descrivendo meraviglie per quel che sei, può suonare falsa se hai dato credito a chi veniva prima. Uno sguardo può risultare insostenibile quando tu per primo vi trovi dei significati. Un silenzio diviene insopportabile quando senti la necessità di riempirlo con parole che non possiedi.
E perché mai dovresti farlo? Non è compito tuo riempire i vuoti. Soltanto la paura ti spinge a fuggire il silenzio.
E in questa frase
Io non posso
ho trovato giustificazione e consolazione alle reiterate rinunce che nel corso degli anni ho accolto nella mia vita, quasi come buoni amici.
Porsi fuori dal gioco a osservare tante piccole formiche affaccendate nel costruire un nido che per quanto profondo non potrà sostenere la pioggia imminente, con occhi distaccati e l’arroganza di chi ha rinunciato ai propri sogni, è diventata un’attività quasi piacevole.
Ma è una suggestione.
Una voce mi parla dentro indicando limiti, ostacoli, manchevolezze e perimetri invalicabili. Ma questa voce l’ho creata io, o se mi è stata offerta l’ho volentieri accettata, insieme all’indolente pigrizia alimentata dalla routine quotidiana.
E quante parole non ho detto, quanti gesti ho frenato, quante avventure ho lasciato disponibili a chi avesse voglia di correre qualche rischio. Parole represse e schiene voltate.
Però è una suggestione.
L’immagine che ho concepito di me che si muove per il mondo, mi conduce a spasso trattenendomi con fili fortissimi quanto immaginari.
E’ tutto qui: ho pensato di essere quello e all’interno di tali spazi mi sono formato.
Ma io non sono quello.
C’è stato un tempo in cui ho percorso un cammino millenario, sulle orme dei passi di chi è venuto prima di me e lasciando una traccia a chi mi avrebbe seguito.
 Lungo il tragitto ho ritrovato tutta la mia vita, disposta in modo diverso da come l’avevo sempre vista ordinata: i piani temporali si intersecavano a segnalare un significato mai supposto prima, i gesti e le azioni trovavano e meritavano una giusta collocazione e soluzione.
Poi, di fronte a una cattedrale composta da pietre simili a quelle che costruivano il mio muro, in quel momento sgretolato e poi dissolto in un pianto liberatorio, solo un pensiero si affacciava alla mia mente: Io sono.
Avessi potuto restare per sempre in quel luogo, niente più sarebbe mutato nel mio essere vivo al momento presente.
Ma nel ritorno e poi nel tempo che sempre più mi separava da quel momento, sono tornate a frotte le suggestioni.
E mi sono visto per come non sono, ma vedendomi così lo sono diventato, di nuovo.
Ho lasciato che si affievolisse la voce perentoria che affermava che io sono,  unico e irripetibile in questo squarcio di vita, come mai nessuno è stato prima di me e nessuno sarà mai, dopo.
Non è un delirio di onnipotenza: non sono migliore dei difetti che mi porto appresso.
Ma è giunto il tempo che io mi ricordi chi sono, e dove sto andando.

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4 Commenti »

  • Katia said:

    Un’analisi consapevole e lucida di quanto le “suggestioni “possano influenzare il nostro divenire, un percorso non facile nell’accettare i nostri limiti, ma cosa ancora più difficile guardare indietro per trovare la forza di riprendere il cammino, e questa volta sicuri di aver alleggerito il nostro bagaglio proseguire con grande consapevolezza e nessun rimpianto.
    Tu sei, tu puoi tutto… questo ciò che conta.
    Inutile che ti ripeta quando sia “coinvolgente” il tuo dire e come i molti si possano riconoscere nelle tue parole. Forse è il tempo di lasciare un segno importante del tuo passaggio.

  • Alberto Carollo said:

    Una scrittura circolare e avvolgente, capace ed empatica, dove si possono rispecchiare le esperienze di molti. Cogito, ergo sum.
    Riconoscere i propri limiti e, con la forza della consapevolezza (l’unica che rende liberi dalle pastoie del mondo fisico), travalicarli. Arileggerti.
    8-)

  • rossana said:

    non tornavo qui da un pò. Sbagliando.

  • anneheche said:

    Sei sempre grande, caro Max!
    Un bacione :-)

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