Ho incontrato un Angelo

Mario | 10 novembre 2008 | 3.360 Letture | 2 Commenti


 

Il Cammino di Santiago non è una passeggiata nel giardino sotto casa. E’ un pellegrinaggio di 800 chilometri da farsi a piedi, con tre montagne della malora nel mezzo ed uno zainone da portarsi appresso, che se lo avete caricato troppo, vi garantisco: sono uccelli per diabetici. Io sono partito senza alcuna preparazione e con parecchia presunzione nelle scarpe. Parenti e amici hanno subito organizzato un sit-in permanente sotto casa mia ed hanno lanciato un concorso globale per la miglior battuta da attaccarmi alle chiappe, sicuri che sarei tornato scornato. Previsione di massima: tre giorni. E non immaginano quanto ci siano andati vicini.
Il Cammino, oggi, parte da Saint Jean Pied du Port, Pirenei versante francese, e come prima tappa si arriva a Roncisvalle. Venticinque chilometri, la gran parte in salita. Ho impiegato dodici ore a percorrere questa prima tappa, e avreste dovuto vedere che begli occhi allucinati avevo. Giunto alla fontana di Rolando, ho bevuto un intero bacino idroelettrico, infischiandomene altamente della Mistica del luogo, ed ero certo che in quel posto Rolando non fosse morto di spada, ma di sete.
Poi mi sono perso nella foresta di Roncisvalle, nella quale sono sicuro di aver visto due o tre spade nella roccia e un paio di Draghi che giocavano al dottore con la Dama del Lago, che devo dire possiede un gran bel culone.
Nel rifugio di Roncisvalle, bellissimo, mi butto sul letto, sfinito, con un dubbio che inizia a farsi sentire, insinuante: ce la farò?
Il mattino seguente inizio la seconda tappa: Roncisvalle – Larrasoana.
Dopo due ore di Cammino, mi fermo presso una piccola Chiesa dall’aria inquietante, dotata però di una provvidenziale fontanella che gorgoglia felice. Nel giardino antistante la Chiesa ci sono alcuni tavoli di pietra, per chi volesse fare un pic-nic in stile Stonehenge. Ad uno di questi tavoli siede un pellegrino di età apparente intorno ai settanta, intento a disegnare un particolare della facciata della Chiesa. Io che mi diletto di pittura trovo singolare questo incontro: un senso di comunanza mi si sveglia alla vista di questo doppio collega, Pellegrino e Artista. Riempio la mia borraccia e intanto lo osservo, lui mi guarda e ci scambiamo un sorriso. Spesso le parole non sono necessarie, sul Cammino di Santiago. Sono pronto, un cenno di saluto, riprendo il Cammino.
Il tratto di campagna intorno a Larrasoana è tutto un SaliScendi; è qui che hanno inventato le montagne russe, non c’è luogo migliore per farsi venire un’idea del genere. Nel mezzo di un Sali e ancora molto lontano da uno Scendi, vengo fulminato da un senso di desolazione: mi pervade l’orrida idea che non ce la farò a proseguire, che dovrò rinunciare. Lo zaino mi pesa come se contenesse tutti i miei peccati, soprattutto quelli di gola: paste, pasticcini e bicchieri di vino. Mentre accarezzo l’idea di piangermi un po’ addosso, una strana sensazione mi costringe a voltarmi ed ecco che vedo sbucare sul sentiero l’anziano Pellegrino Artista.
Lui cammina con la leggerezza di un bambino.
Lui cammina senza fare rumore.
Nel superare la tremante gelatina che mi rappresenta mi dice: In alto il cuore!
E si allontana. Ci metto parecchio a realizzare che mi ha apostrofato in italiano, e la cosa mi sorprende: sapevo che in quei giorni c’erano pochissimi italiani sul Cammino.
In alto il cuore, proseguo, arranco, in discesa per fortuna riesco a rotolare.
Ma il pensiero rimane ancorato alla voce serena e all’esortazione dolce ma forte che per tutto il giorno sentirò nelle orecchie, e nell’anima.
La sera giro irrequieto nel rifugio di Larrasoana, giro inquieto per il paese; io lo so chi sto cercando, ma lui non si trova.
E il giorno dopo, inizio la terza tappa: Larrasoana – Pamplona.
Io ci provo, ragazzi. Sono morto di stanchezza, lo zaino mi morde le spalle, c’è un caldo allucinante, ma io ci provo.
Per un bel tratto di strada abbiamo ancora le solite montagne russe. Incontro un Pellegrino spagnolo che pur nell’immensa fatica del momento ci tiene ad informarmi che quella è la zona dei Pedipirenei, è per questo che tutto è così ondulato. Sarà vero? Io lo guardo con occhi allucinati e lui si affretta ad allontanarsi. Sono pazzi questi italiani.  
Ma d’improvviso, mentre sono in cima ad un Sali e quasi pronto per uno Scendi, una felice certezza mi pervade: sento che la Forza cresce in me, che forse Santiago non è perduta.
L’avete mai sentita una forza che fulminea vi raddrizza la schiena, colmandovi di serenità e costringendovi ad un respiro profondo, gli occhi persi verso un orizzonte da conquistare?
Mentre mi appresto a congratularmi con me stesso, una strana sensazione mi costringe a voltarmi ed ecco che vedo sbucare sul sentiero l’anziano Pellegrino Artista.
Lui si ferma di fronte a me, mi sorride e mi stringe la mano; la sua mano freddissima in quel caldo assurdo che mi scioglie come un ghiacciolo al sole. Senza pronunciare una parola, si allontana agile come un bambino, silenzioso come un gatto su un tappeto di velluto.
E da quel momento non l’ho più visto.
Ma quando ricordo quei giorni, mi chiedo sempre: quale esortazione migliore di In alto il cuore! può venire dalle labbra di un Angelo? Quale abito migliore di un anziano dal volto sereno può indossare?
Ho impiegato trentaquattro giorni per arrivare a Santiago, senza una vescica ai piedi e senza il minimo accenno di tendinite. Le sensazioni che ho provato lungo tutto il tragitto si possono raggrumare in una sola parola: sorriso.
Ma non è merito mio, io lo so: il mio Angelo ha due palle grosse come cocomeri.

 


Commenti (2)

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  1. rossana scrive:

    Anch’io voglio fare questo…Non so ancora quando, ma lo voglio fare…Un’esperienza straordinaria…

  2. nedo scrive:

    mi sono commosso davvero……

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