Hai fatto la bòtta

| 4 gennaio 2012 | 318 Letture | 0 Commenti

Appena sotto il mare immenso d’angoscia che lambisce ogni più lontano recesso della sua anima lui avverte un insolito moto tellurico per adesso leggero causato dai sotterranei movimenti lenti e scoordinati della speranza al suo timido risveglio, gli occhi ancora chiusi ma pronti a un movimento in sincronia con gli eventi futuri.

Se questo pallido sentimento nascente appartiene alla categoria dei miraggi ancora non è dato sapere, ma della sua esistenza è impossibile dubitare – del resto mille piccoli segnali ne convalidano l’esistenza.

Eventi con caratteristica di simboli giungono per adesso scoordinati dal mondo esterno e sempre più irrompono come potenti fiumi e cascate e gorghi vorticosi – da far girar la testa – ad affermare che il lento  e però maestoso movimento delle stelle sta per entrare in sincronia con la sua pur precaria esistenza.

Non sono ancora significative coincidenze a caratterizzare il senso di attesa presente in ogni suo singolo respiro, essendo ormai da tempo le significative coincidenze elementi dei quali aveva quasi perduto la memoria, accidentali orpelli a decorazione di un passato difficile da ricordare.

Ascoltando come da terre remote questi primi vagiti di una possibile neonata fiducia nella coerenza tra aspettative ed eventi concreti, frutto della linea dritta come l’asta di una freccia lungo la quale si muove senza intoppi e inganni la forza perenne di questo universo, perfetto nella sua dimostrazione fisica e sperimentale, egli adesso scuote la testa come disilluso, un amaro sorriso dispiega le sue ali al vento freddo della notte, e il suo pensiero corre all’alba tanto agognata ma chissà ancora quanto lontana.

Nella sua mente i ricordi sono come spugne adatte ad assorbire soltanto il veleno, cartine di tornasole truccate oppure guastate dall’umidità, dalla muffa, incapaci di mostrare una reazione di vero colore.

Trova difficile ormai credere che quanto si muove intorno e dentro lui possegga un reale significato, così come non ha mai creduto all’esistenza di un Dio ostile e caparbio nella propria volontà di punizione, pronto a gettare sulla terra innocente un primo e magari anche un secondo diluvio universale.

Credeva nella forza del pensiero, nella capacità di esprimere il positivo e il negativo attraverso azioni coordinate da un intreccio di sinapsi, piccole scariche elettriche destinate a coinvolgere e indottrinare e assoggettare ogni singolo movimento di ogni singola piccola o grande spirale presente come forma del cosmo intero.

Credeva di essere l’universo impegnato a guardare e dirigere se stesso.

O forse credeva soltanto di crederlo, visto che la forza della sua fede non si spingeva oltre le dotte conversazioni seduto al tavolo di un caffè. Una fede dimenticata non appena si alzava in piedi e muoveva i primi passi per le vie e i portici della sua città, attirato dalle vetrate multicolori e fredde di luce al neon delle accattivanti vetrine sparse lungo il quotidiano percorso.

Camminava dimenticando le perentorie o quantomeno ferme affermazioni sulle qualità di una vita consapevole, già perso, sin dall’istante in cui chiudeva bocca per ammiccare a chiusura di un epico discorso, gia perso, tra la folla di pensieri che senza senso e senza tregua lo indirizzavano altrove, con la forza dell’abitudine. Un fiume immenso di riflessioni inutili lo trascinava via.

In definitiva, quanto affermava intorno alle infinite possibilità offerte dalla matrice che sottintende alla materia, divenivano vaghi ricordi  presto cancellati, come impronte di piede sul bagnasciuga, già molto prima dell’ora di cena.

Poi, nella successiva disillusione, si è stesa come un velo la lunga attesa. E nel procedere a tentoni, senza una precisa direzione, si sono persi i segnali, le significative coincidenze non più alimentate dall’attenzione che da sempre vi aveva posto, unica nota che sembrava avesse un significato nel suo sterile dialogare con se stesso e con gli altri.

E adesso che forse, e lui pensa forse, e io penso forse, alcuni timidi segnali di un possibile risveglio si affacciano alla sua vista, si appresta a combattere la sua ultima e più ardua battaglia. Lo scontro col suo cuore e le sue viscere e la mente e l’anima, e il mondo intero, attraverso il quale si deciderà, si spera infine, se ancora sarà disposto a credere, e respirare e vivere.

O se tutto lascerà andare, per soltanto fermarsi, per soltanto guardare.

 


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