Passa così velocemente, il tempo. Ti guardi indietro e il giorno appena trascorso è una pietra sepolta nel letto di un torrente impetuoso. Per prenderla in mano e guardarla devi bagnarti, e anche parecchio. Che poi bagnarsi a volte non è niente male.
Scorrono i fotogrammi come impazziti: è la tua vita, nel retrogusto. Si accavallano, si affastellano i suoni e gli odori e i sapori. I momenti.
E solo quando la guardi a ritroso, questa vita, facendola scorrere come dentro un programma di video editing, riesci a inserire i marcatori. I punti importanti, mica li avevi visti. Adesso puoi fermare un fotogramma e misurare l’espressione e il tono che hai usato, rivedere e correggere idealmente le parole che hai detto. Tutto questo non serve, è chiaro, ma è così tristemente piacevole.
Magari puoi accorgerti che il sole c’era, dopotutto. Il vento era dolce, non quella bufera che ricordavi. Sarebbe stato semplice, in definitiva, ammorbidire qualche angolo. Sempre meglio che sbatterci la testa a posteriori, e ritrovarsi in lacrime.
E guardi con rimpianto quegli occhi che hai negato, vedi il momento nel quale hai represso il sorriso che affiorava alle labbra, l’istante in cui hai congelato la mano che saliva alla guancia.
Il sole scorre veloce avanti e indietro, disegna un arco nel cielo, ancora non sei sazio di rivedere e catalogare tutti quei momenti sprecati. Ma è una sceneggiata, è tutto passato in un lampo. Ormai è un ricordo.
Non le hai dette, quelle parole. Non hai carezzato quel volto. Non sei entrato in auto. Non sei salito sul treno. Sei rimasto fermo. E il mondo intorno a te ha continuato a muoversi, sembrava che niente di conclusivo stesse accadendo.
La vita scorre.
Se davvero vuoi tornare a visitare il magazzino dei ricordi, puoi scegliere dei momenti migliori. Ci sono stati anche i sorrisi, guarda. Sono nascosti dietro il muro del pianto che hai creato a tua immagine e somiglianza, ma ci sono, basta voltare l’angolo. Ci sono gli abbracci e le carezze e i baci. I giorni di sole e di vento fresco, i passi di minuetto sul sentiero, le mani allacciate nelle corse sulla spiaggia, la risacca a segnare il ritmo. Le notti di quando il firmamento ruotava al respiro, al tuo respiro, al suo respiro.
Dovresti guardare a queste cose. Sono quelle che ti permetteranno di andare avanti, nella speranza, invece di cristallizzare l’esistenza nel gelo del rimpianto. Non ci sei stato, non c’eri. Ma stavi in altri luoghi e in altri tempi, in uno spettacolo comico e divertente che scorreva senza sforzo, e pure adesso, nel ricordo. La luce ti baciava in fronte, la platea che avevi davanti pendeva dalle tue labbra, nascosta nel buio, faccia su faccia, tu non vedevi ma sentivi. Il ritmo della pantomima era allegro e giocoso, le battute giungevano alle labbra senza forzature, così evidenti e vere nella propria semplicità. Nell’allegria.
E il senso e il ritmo non avevano alternative. Così era, così doveva essere.
Hai saltato e ballato sul palco della tua messinscena, hai giocato e riso, ti sei voltato di scatto quando dovevi e così hai sorpreso al volo la vita che di soppiatto cercava di sorprenderti. Alle spalle. Non qui, non nel tuo spettacolo privato. Se la guardi in faccia, la vita non riuscirà a coglierti alla sprovvista: le girerai intorno guardingo, lesto a tirar fuori il tuo coniglio dal cilindro prima che lo faccia lei, vince chi arriva primo. Vince chi per primo riesce a strappare un sorriso da gettare sulla strada, chi lo piglia, lo piglia.
Leave your response!