Fossi
Questa notte ho sognato di adottare un cane trovato per strada.
Pensandoci bene, non stavo davvero sognando: mi trovavo in quello stato che viene definito di dormiveglia.
In ogni modo, avevo un cane, e vedendomi nella necessità di dargli un nome ho riunito gli amici più cari, i quali, disposti in cerchio intorno al cane, hanno iniziato a considerarne le caratteristiche.
Uno diceva: se fosse più basso, potrebbe sembrare un cocker; un altro: se fosse più alto, assomiglierebbe a un labrador; poi: se fosse più scuro, potrebbe passare per un dobermann.
Se fosse più intelligente, non si sarebbe fatto trovare da te.
E così via. In effetti, le qualità fisiche del cane in questione non consentivano di formulare una ipotesi precisa sulla razza alla quale apparteneva.
Per dirimere la questione ho quindi deciso di chiamarlo Fossi.
Congedati gli amici, mi sono accorto che non riuscivo più a trovare Fossi. Il cane c’era, di questo mi sentivo piuttosto sicuro, solo, non riuscivo a vederlo. In qualche modo che adesso mi appare oscuro, sentivo che ci stava un senso preciso in questa sua assenza-presenza.
Qui ho commesso un errore: non ho dato ascolto alla voce interiore che mi consigliava di alzarmi e mettere su carta la geniale intuizione che mi aveva colto intorno alle peculiarità di Fossi. Convengo con me stesso che non è facilissimo alzarsi nel cuore della notte per fissare alcune note su un cane immaginario. Forse ne converrete anche voi.
Per quanto mi scervelli, scandagliando i più profondi recessi della memoria, non riesco a ricordare. Posso soltanto azzardare l’ipotesi che le caratteristiche ambigue di questo cane, nonché il suo nome e la circostanza che si ostinava a restare invisibile seppur presente, in qualche modo avessero attinenza con la natura celata del mio essere.
Se fossi stato più presente a me stesso, mi sarei alzato a scrivere ‘sta cosa, ed oggi avremmo un buon argomento di conversazione.
Ma non ce l’ho, chiedo scusa.
Non so che farne di questo scritto, ci sarebbe forse da aggiungere qualcosa, ma al momento non saprei proprio.
Lo metto qui, che per adesso non ho altro posto.
Se fossi più veloce, avrei migliori spiegazioni per questa che oggi mi pare una grande stronzata.
Ma non ce l’ho, chiedo scusa.

Invece, è molto profondo!
Non serve spiegare sempre tutto…
L’Assenza, il più delle volte, è molto più presente della Presenza…
Fossi sarebbe stato contento
Fossi è un condizionale che lascia sospesi, forse quando siamo in quella condizione restiamo veramente immobili.:-D
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Vadim Zeland: Reality Transurfing
Il Transurfing è una tecnica potente, in grado di fornire gli strumenti necessari per gestire il vostro destino a vostro piacimento. Nessun miracolo, però. Vi aspetta qualcosa di ben altra entità. Vi convincerete che la realtà ignota è molto più stupefacente di qualsivoglia magia… La tecnica del Transurfing si è diffusa in Russia nel 2003, prima via Internet, dove ha suscitato un’animata discussionee un vivo dialogo tra i lettori, e poi grazie ai libri che, uscendo progressivamente nell’arco dei successivi due anni, hanno letteralmente invaso gli scaffali delle librerie diventando autentici bestseller. L’autore di questi volumi, nell’unica intervista rilasciata alla stampa, sottolinea di non esserne “l’autore vero e proprio”. Egli infatti non si considera né un creatore né tantomeno un maestro spirituale, un’idea assolutamente contraria al Transurfing, che disdegna scuole o movimenti di pensiero. Di Vadim Zeland sappiamo solamente che è russo ed è un esperto di fisica quantistica, divenuto “trasmettitore” di questa incredibile tecnica.
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