Dove sei
Ma considerando che essere se stessi vuol dire tenere in piedi la precaria impalcatura che noi chiamiamo carattere, che in definitiva altro non è se non la somma consolidata delle reazioni che nel tempo abbiamo avuto di fronte agli eventi imposti dalla vita, le scelte, forse davvero sarebbe auspicabile percorrere quel cammino che conduce lontano.
C’è un grande mistero, là fuori, ma noi ci comportiamo come se così non fosse, persi ad inseguire le piccole cose, dannandoci l’anima nelle infantili ripicche, rodendoci con puerili egoismi, rendendo macroscopico e importante tutto ciò che è semplicemente transitorio e restando così ciechi, e sordi, di fronte all’immenso, misterioso senso della vita.
Se siamo qui, oggi, immersi o persi, persuasi o incerti della possibilità di un incontro, delle mille possibilità di mille incontri, io, vorrei capirne la ragione.
O forse, mi basterebbe viverli.
Ma come al solito, resto immobile di fronte alla finestra, bocca spalancata sulla notte, a chiedermi: dove sei.
Dove siete.






e se provassi a cambiare domanda? Anzi, se trasformassi la domanda in asserzione?
Grande post, grazie!