C’era una volta
Ricorda quegli occhi di bambino che scrutavano le strade ed i passi della domenica pomeriggio, e il vento che incanalava dolcezza nella via più volte percorsa, avanti e indietro, nella ricerca e nella speranza.
Il primo freddo che strappava le foglie all’estate finita, la pioggia a coprire le strade, il naso per aria a cercare uno spruzzo di neve.
Quando non c’erano catene serrate intorno ai pensieri e i passi erano allegri e lievi.
E le vetrine che nella sera si illuminavano di colori che avevano un sapore, e i volti burberi e allegri degli uomini infagottati; le donne con le guance arrossate dal freddo e nelle mani un cartoccio di castagne calde, dalla buccia croccante.
Quando gli sguardi erano più fermi e sinceri; innocenti.
E i libri bevuti d’un sorso, mille viaggi e mille amori, passioni e dolori che sedevano sulla poltrona del salotto e la lama di luce della luna a creare mostri sul pavimento.
C’erano scarpe nuove da indossare, un albero da addobbare con fili d’argento, luci che ammiccavano allegre a colorare le prime ombre della sera.
C’erano le notti attese per il regalo più importante; c’erano anni da salutare dalla finestra, girandole di fuoco sul balcone di fronte, risa e grida di meraviglia.
Quando guardavi oltre, senza la paura di restare solo.
Il vino da comprare che non potevi bere; le sigarette vendute “sciolte”; una, due, cinque.
C’erano musiche che scoprivi incantate e film in bianco e nero che ti facevano sognare.
E ti fermavi sulla soglia della tipografia a guardare comporre parole.
E ti fermavi sulla soglia della falegnameria a guardare costruire letti e cassetti.
E ti fermavi sulla soglia dell’officina a guardare il metallo che prendeva la luce del cromo.
E ti fermavi a guardare.
C’erano corse per arrivare presto a scuola e corse per volare presto a casa.
C’erano i primi occhi a guardarti come se tu fossi “grande”.
La prima mano nella mano, di nascosto, nel buio del documentario di storia.
La prima certezza negli occhi di lei.
E il primo tradimento, il pianto salato e le sere a spazzare la strada nella speranza di vederla.
C’era un treno che ti portava verso una scuola ad imparare i colori; il senso e il tempo della dedizione.
E treni che ti portavano ad imparare la vita, a scoprire piazze e strade che diventavano tue.
C’erano sere che ti sentivi sconfitto e notti per tirare l’alba e sconfiggere il buio.
C’era tutto questo ed altro ancora.
C’era una volta.
E c’è ancora.





Hai detto bene… c’era una volta… ma adesso non c’è più!
struggente, delicato, poetico e tanta tanta nostalgia….