Domenica pomeriggio (2)

Ogni notte ripiego con cura il giorno appena trascorso, un nuovo file per l’immenso archivio. Mi soffermo un poco a decidere sotto quale voce inserire le ultime ore, un’operazione spesso molto semplice. Ci sono solo due voci, nel mio database: felicità; infelicità. E’ vero: c’è una suddivisione in infinite cartelle, a seconda del grado di intensità delle emozioni che mi rendono felice, oppure, il contrario. A volte questo fatto rende tutto più complicato. La ripartizione delle cose e degli eventi nelle semplici categorie di bianco e nero è troppo netta, io credo. Però è vero che il pendolo oscilla di frequente da un estremo all’altro, portandomi in alto e poi di corsa verso il basso, se fosse un oggetto fisico da poter vedere e toccare credo che allungherei una mano a fermarlo, a frenarne un poco la corsa. Ma invece è qui dentro di me, a due passi dal mio cuore, non trovo la strada o il coraggio di intraprendere una operazione così delicata e difficile. Lascio che le cose vadano come vogliono, non credo sia possibile un controllo sui sentimenti. O forse sì.
Sì, certo.
Ma esercitare un tale tipo di controllo è come frenare la voglia di un’altra sigaretta. Le sigarette sono come le ciliegie, adesso, vedi, ne accendo un’altra.
Domani smetterò di fumare.
Domani smetterò di sperare.
Non amo andare al mare la domenica: troppa confusione sulla spiaggia. Per arrivare alla battigia c’è da fare la fila, è necessario districarsi piano tra una infinità di ombrelloni, e poi gli asciugamani stesi sulla spiaggia incastonata di bottiglie di abbronzante, radioline, sedie a sdraio e usata come pista di accelerazione da una quantità impressionante di bambini che sfrecciano ovunque, anche tra le palle; per non contare i fiorentini che cercano di fare il bagno senza annegare, cosa che pare riesca loro abbastanza difficile.
Per questo sono qui a scrivere queste quattro cazzate, perché mi piace disporre di un orizzonte abbastanza sgombro, quando mi trovo sulla spiaggia.
Mi piace il mare di settembre, a pomeriggio inoltrato, quando la luce è meno forte e arriva a raggiungerti come una dolce carezza.
Appena affondo i piedi nell’acqua sento immediatamente il sollievo del fresco. Cammino piano verso fondali più profondi, cercando di dimostrare una certa virilità quando le onde iniziano a colpirmi sulla pancia, il punto più sensibile. Trattengo un poco il momento del tuffo, perché sempre mi sembra che il mare giochi con me, sfidandomi a resistere ancora, accettando le onde che arrivano a bagnarmi da direzioni diverse e mi piace, questo, mi piace guardare verso l’orizzonte, al sole calante, prima di gettarmi nel verdeblu. Una sensazione che amo sin da quando ero un bambino.
E’ sempre lo stesso mare, ma è sempre un mare diverso, quanto è vero il detto che non puoi bagnarti due volte nella stessa acqua!
Nella vita, invece, mi capita spesso di bagnarmi nella stessa acqua.
Ma forse, a pensarci bene, non è mica vera questa cosa.
Comunque, oggi sono qui, a sentire il dolce silenzio della città quasi deserta e anche questo mi piace.
Mi soffermo a pensare al passato, mi accompagna questa musica e i ricordi nascono spontanei, alcuni di ieri, altri molto lontani.
Ricordi salati come il mare, dolci come la luce serena di un tramonto.
Voglio postare la foto di un settembre ormai lontano, la corsa sulla spiaggia in sella a un motorino perso nei meandri della memoria. La foto che mi scattò Michele, detto Mungo, il giorno successivo al mio rientro da Londra, il primo vero viaggio.
Settembre di mille anni fa, quando ero ancora quello che oggi vorrei diventare.





Quante cose in comune!
Il mago di Natale
Di Gianni Rodari
S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.
In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.
In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.
Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.
Buone feste, Mario, c’è di sicuro un fiore rosso nel tuo giardino
Mara
ciao!
avvolte ci sono momenti di tristezza, malinconia,
restare soli, con i ricordi, pensando al futuro, ignorare il presente,
ma passano veloce,
e rinnovati, con spirito si continua…….
Ti lascio i miei auguri di un Natale speciale insieme con i tuoi cari!