
Stefano lo incontro sulla spiaggia dove abbiamo appena lasciato il Tortuga.
Mi sorride: ci conosciamo da tempo. Insieme abbiamo vissuto un’avventura che non vi racconterò. Quando parla mi guarda poco in faccia e resta piuttosto con lo sguardo fisso sul mare, come per concentrarsi. Questo atteggiamento non mi disturba, anzi: posso osservarlo mentre risponde alle mie domande, prima con la pausa di un sorriso e poi con parole lente e misurate.
Mi spiega che su quella spiaggia lui si sente sempre bene perché la natura che lo circonda, la bellezza della natura, gli ricorda che non è un'opzione lo stare in pace con se stessi, ma quasi un dovere.
Io lo capisco al volo, questo.
Lui guarda lontano e sorride.
Gli chiedo se si sente graffiato da qualcosa che nella vita non ha potuto fare, e lui subito mi ferma e mi corregge: Non ci sono cose che non possiamo fare, ci sono cose che non riusciamo a fare.
Su questa affermazione mi blocco e cerco i suoi occhi, che scopro sornioni.
Domando: Ma non è la stessa cosa?
Lui torna a guardare il mare: Non è la stessa cosa, perché noi abbiamo il potenziale per fare tutto ciò che desideriamo, ma abbiamo anche il limite di non conoscerci in modo profondo e quindi alla fine non riusciamo a sfruttare questo nostro potenziale.
Mi guardo intorno. Ci sarà qualcosa di particolare nello iodio di questo mare che rende tutti filosofi?
O forse è semplicemente la contemplazione del mare. Annuisco.
Parliamo dell’amore, Stefano.
I graffi dell’amore sono le aspettative disattese, dalle quali non può che nascere amarezza, dolore e sofferenza. Non so se ho più sofferto o fatto soffrire, ma ci sono delle immagini che più di altre mi restano nella memoria e nel cuore: i graffi degli abbracci.
La forza del contatto, Stefano, lo capisco e ti sono fratello in questo.
Tra una pausa ed un sorriso intessuti dai riflessi del sole mi parla del suo graffiante desiderio: Vivere una grande avventura per mare, con la donna della vita e le persone più care, ognuno con la propria barca.
Sorrido nel figurarmi questa immagine: uno stormo di barche veloci sul mare, bianche e leggere, che si affiancano, gareggiano, si toccano e si superano e in fondo, si sorridono.
Piccole case in movimento che saettano sulla linea dell’orizzonte.
Mentre sono ancora perso nella contemplazione di un’avventura che farei volentieri mia, Stefano alza un dito ad indicare l’orizzonte.
Il mare è uno sguardo che va verso l’infinito, è libertà. Voglio prendere in prestito le parole di quello straordinario navigatore solitario che è Bernard Moitessier, quando parla di questo viaggio che è la vita: Esiste una parola che apre la via alla vita. Questa parola è “potere”. Perché se è vero che puoi, è anche vero che puoi non. E questo, oltre ad offrire la più bella opportunità per un essere umano, che è la possibilità di scelta, comporta anche che l’uomo se ne assuma tutta la responsabilità.
Parole sue.
Favoloso
E’ sempre bello rileggerlo
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