Ritrovarsi è camminare con la memoria attraverso le stagioni della vita, a scoprire gli eventi e le emozioni che hanno formato il panorama dell’esistenza, le esperienze che nel bene e nel male finiscono per modellare il carattere.
Un tragitto a volte tortuoso e doloroso lungo sentieri accidentati, paesaggi che credevi di aver dimenticato ma che si presentano di fresca rugiada, che tutto copre, che tutto bagna.
Vecchi percorsi di sinapsi di nuovo si accendono e intersecano il presente in una complicata mappa a dimostrare che niente è perduto, che la distanza non esiste, che tutto è ancora vivo e fresco e pronto a donare nuova gioia o dolore, che ogni cosa rinasce quando vi posi sopra lo sguardo.
Ritrovarmi è tornare a calpestare il palcoscenico sul quale ho giocato le vecchie pantomime, e questo è un momento gioioso, perché tutto quello che è stato mi porta a capire chi sono oggi.
I vecchi dolori pungono poco, in fondo, se nei nuovi giorni sarò capace di non ripeterli. Le musiche sono dolci, i movimenti commoventi, le risa ancora risuonano nell’aria.
Ritrovo le albe struggenti di quando pensavo che tutto fosse possibile, le sere estenuate trascorse a calare il senso e l’amore in una singola parola, un gesto, una espressione.
Nell’immenso circo della mia vita mi aggiro a contare i cocci di quel che si è rotto e poi ad ammirare quanto invece di intero si è conservato, sotto la luce delle stelle, che io sempre mi trovo a ritrovarmi quando cala la notte. Sotto un tendone strappato, a tirare le somme.
Scorrono veloci i fotogrammi e sono allegri e pieni di vita, questa vita che sembra muoversi verso una sola direzione con un singolo e ormai quasi banale movimento e che invece è composta di mille e mille torrenti impetuosi, tortuosi, destinati a confluire nel singolo grande fiume.
Pensi di perdere qualcosa ad ogni giorno che muore, ma sono talmente pieni i tuoi giorni, di colori e suoni e sensazioni e pensieri, che tutto si raccoglie a formare il momento presente.
E il peso del passato può persino risultare lieve, quando ti accorgi che ogni momento, anche il più doloroso, ha avuto un suo senso.
Ritrovarmi è camminare sereno lungo i tramonti caduti per strada, bagnato dalle onde del mare in tempesta, quelle stesse che ho tentato di conservare in un vaso di cristallo, poi diventate immobili, poi rinate quando di nuovo al mare le ho consegnate. In un attimo si sono mescolate, vecchia acqua con acqua nuova, e sono tornate a vivere.
E come quelle onde hanno ripreso a cavalcare sotto la spinta del vento, così la vita ritrovata del mio passato mi guida verso un presente nel quale il vecchio si fonde col nuovo in uno splendido affresco ancora da dipingere.
è bellissimo e molto vero quanto hai scritto….qualcosa l’ho fatto mio. perdonami non avrei saputo esprimere meglio quel ” ritrovarsi” anzi grazie, ma se debbo lo restiuisco. grazie ancora sei un maestro.
come sempre, quando ti leggo, resto senza parole, ed ogni mia frase risulta inutile, scontata… tutto ciò che scrivi è poesia, vita.. è impossibile per chiunque non riconoscersi..
Sarka è la storia di un amore che sboccia nel variegato metamondo di internet per arrivare poi a invadere il mondo reale, e come tutti gli scritti nati da una felice intuizione offre una rosa di possibili chiavi di lettura, dalle quali è inevitabile trarre spunti di riflessione.
Quindi ci sarà chi, tenacemente ancorato alla solida realtà della routine quotidiana, potrà trovare conferma del potenziale pericolo insito nel frequentare i cosiddetti mondi virtuali – in questo caso Second Life, luogo da cui il romanzo prende avvio, pericolo sbandierato e sottolineato da sagaci opinionisti spesso privi della necessaria e diretta esperienza personale.
Altri si riconosceranno nella condizione emotiva di Marco, il protagonista della vicenda: un uomo sulla soglia dei cinquant’anni, ormai abbandonato dai propri sogni, angosciato dallo scorrere inesorabile del tempo, abituato a tenere il conto degli anni in maniera arzigogolata e simpatica, ma in qualche modo alienante.
E in molti, come il sottoscritto, vedranno concretizzarsi la dimostrazione di una verità indiscutibile, ignorata dai sagaci opinionisti: non ci si può nascondere dietro un Avatar. …
Può capitare a volte la felice condizione che vi troviate tra le mani un libro capace di catturarvi per trascinarvi con sé, ovunque voglia portarvi. Accade con sempre minore frequenza, ma ogni tanto fate la scoperta che questo è un evento possibile. Vi riconciliate con la speranza che la narrativa abbia ancora qualcosa da offrire, basta cercare bene.
Magari in fondo si tratta di una piccola storia, che a raccontarne la trama si rischia di allontanare il potenziale lettore: pochi giorni di vita di una giovane coppia alle prese con problemi più grandi di loro, raccontati attraverso le voci narranti dei due protagonisti che si alternano capitolo per capitolo.
Avete comprato il libro dibattendovi tra la preoccupazione di gettare via il vostro denaro e la curiosità di vedere come se l’è cavata l’autore, che conoscete bene, almeno di faccia. …
A quel tempo non avevo che ventiquattro anni. E già allora la mia vita era tetra, disordinata e solitaria fino alla selvatichezza. Non frequentavo nessuno, evitavo persino di parlare con la gente e mi rannicchiavo sempre di più nel mio cantuccio. In ufficio, alla cancelleria, cercavo addirittura di non guardare nessuno, e m’accorgevo benissimo che i miei colleghi non solo mi consideravano un bislacco, ma – avevo sempre anche questa sensazione – parevano quasi osservarmi con una specie di ripugnanza. E mi veniva questo pensiero: ma com’è che nessun altro all’infuori di me ha la sensazione che lo si stia osservando con ripugnanza? Uno dei nostri impiegati aveva una faccia repellente, butteratissima, fin quasi brigantesca. …
Al cane bastonato basta fargli vedere il bastone. Il freddo è cattivo ma il caposquadra lo è ancora di più. E i ragazzi sono tornati al posto di lavoro.
Intanto Sciuchov sente che il caposquadra dice sottovoce a Pavlo:
“Tu resta qui e tieni duro. Io vado a sistemare la percentuale.”
Tutto dipende più dalla percentuale che dal lavoro in sé. Un caposquadra che sia in gamba si batte per la percentuale. E’ quella che ci dà da mangiare. Lui deve saper dimostrare che è stato fatto ciò che non è, deve girar le cose in modo che quello che ti dovrebbero pagar male ti sia pagato di più. E per far questo il caposquadra deve avere i coglioni duri. E poi c’è l’accordo con quelli della ‘norma’. Anche a loro devi mollare qualcosa. …
è bellissimo e molto vero quanto hai scritto….qualcosa l’ho fatto mio. perdonami non avrei saputo esprimere meglio quel ” ritrovarsi” anzi grazie, ma se debbo lo restiuisco. grazie ancora sei un maestro.
come sempre, quando ti leggo, resto senza parole, ed ogni mia frase risulta inutile, scontata… tutto ciò che scrivi è poesia, vita.. è impossibile per chiunque non riconoscersi..