Giuseppino
3 novembre 2008 | 266 views3 Commenti

Pino siede sui gradini del Mercato Centrale.
Lo incontro ogni giorno, quando vado a consumare il rito del caffé al bar di Claudio, sempre alla solita ora, o quasi. Salgo quei quattro gradini che vedete nella foto e lo incrocio: ci sorridiamo, lo saluto, mi saluta. Pino è uno del posto, ormai. Anche io sono uno del posto. Scambiamo quattro ciance, e di tanto in tanto gli offro un “mezzo di bianco”.
Pino è originario di Sorso, in provincia di Sassari, naturalizzato livornese.
Ebbene, Pino è stato due volte campione italiano di Ju Jitzu, categoria 45 chili. Era in dirittura d’arrivo per le Olimpiadi di Seoul, ma l’errore della sua vita lo aspettava dietro l’angolo. In un punto imprecisato della Thailandia, Pino viene in contatto con degli “amici” che gli chiedono un favore. Pino immagina, a torto, che la Nazionale italiana di Ju Jitzu goda di un trattamento privilegiato alla dogana e quindi si incarica di “esportare” una certa quantità di merce per conto di questi famigerati amici. Viene estradato e processato per traffico internazionale di stupefacenti. Viene estromesso dalla squadra e perde le sue Olimpiadi. Per l’inflessibilità di due cognati Carabinieri, viene rifiutato dalla famiglia. Soltanto con una delle sorelle conserva un minimo rapporto: Soltanto mia sorella mi è stata vicino.
Non è un Santo, Pino. Sapeva quel che faceva e la merce che tentava di esportare piaceva anche a lui: lo rendeva più forte e aggressivo nello sport. Ma un uomo può sbagliare e pagare il conto dei propri errori, quindi non condanniamolo adesso. Mi piace una frase di Pratolini, trovata nel romanzo “Il quartiere”, e spesso letta e riletta: Resistiamo da secoli, intatti e schivi. Un uomo cade, una donna precipita, ma erano secoli che resistevano, eternità che stavano in piedi con la forza della disperazione di una speranza – e questa gli è venuta meno dentro al cuore tutto a un tratto.
Gli allori svaniscono, e Pino per un certo tempo lavora al nero come camionista per una nota ditta di trasporti, finché gli viene tolta la patente, come colpo di coda del processo.
E Pino si dà alla strada.
E sulla strada incontra amori, tanti amori.
Perché ero bello, capelli biondi e lunghi.
E sulla strada mette al mondo due figli, con due donne diverse ma entrambe cittadine austriache, va a capire come, quando e dove… io mi ci sono perso in questa storia, e non ho chiesto oltre.
Adesso Pino dorme in una casa diroccata di Antignano, frazione di Livorno.
Ride: Una casa vicino al cimitero.
Non è graffiato da desideri particolari. Mangia bene, dorme bene, non disturba nessuno. I soldi hanno poco valore: gli scorrono tra le mani come sabbia, quando ne ha.
Ogni mattina, Pino siede sui gradini del Mercato Centrale. Osserva con occhi sereni il mondo che gli scorre davanti, frettoloso ed affannato, inquieto e proiettato verso qualcosa. Lui guarda tutto questo agitarsi e correre con la faccia di chi non ha niente da chiedere, tranne quei pochi spiccioli che riusciamo a sfilare dal nostro egoismo.
Ed io che sono pieno di inutili desideri, io che coltivo un campo seminato a frustrazioni, vorrei avere un grammo della sua semplicità.

La semplicità di chi ha smesso di lottare contro i mulini a vento per quattro sporchi denari. Quando la vita si accanisce e non smette di presentare conti, viene davvero voglia di abbandonarsi alla strada. Lo invidio: ci vuole coraggio…
nn conscevo la storia di pino hai ragione nn è condannabile ora so che lo guardero’ con occhi diversi.Ciao antonio
Senza nulla togliere agli altri, Pino resta il mio preferito. Forse é la sua densa storia di vita o forse é il sorriso che scorgo da quella fotografia. Un sorriso Semplice.
Disarmante…
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