Buio
Nell’ombra buia di un orizzonte chiuso, quando il sole ha finito di tramontare dietro la linea dei tetti, piatti, le nuvole si sgranano contro il blu sempre più scuro del cielo. Finestre come lucciole immobili fermano il mio sguardo sulla vita che si svolge dietro ai vetri, vita isolata in se stessa, tenuta dentro a respingere il nero della notte che avanza.
E ancora gli uccelli, rondini e gabbiani, volano intorno a questi spazi ristretti di esistenza, ignari di pianti seduti intorno ad un tavolo, per chi è andato, e pentole poste sul fuoco, per chi deve tornare.
I gesti consueti e sconosciuti, che soltanto posso immaginare simili ai miei, ai tuoi, ad accendere e spegnere luci per definire il passaggio da una stanza all’altra, percorso mille volte compiuto.
Pelli umide di acqua e sapone da asciugare prima di vestirsi per la cena, per l’amore o la rabbia.
Per l’indifferenza.
Vesti leggere da sfogliare in mille baci nella trasparenza degli occhi e delle parole, sempre le stesse, che rimbalzano da una parete all’altra fino ad impregnare di sé tutta la stanza, tanto che alla fine appare inutile parlare.
Abiti serrati, tirati sino alla gola a difesa di un tempo che non desidera tornare, a chiudere nel fondo dell’anima persino il ricordo della felicità.
Gli occhi e la coscienza da addormentare di fronte ad un televisore, il ciabattare curvo dei troppi anni trascorsi a pulire gli stessi pavimenti, le risa e i pianti dell’infanzia concessa o negata, tovaglie e piatti e bottiglie a nascondere gli spacchi che tagliano in due le tavole frettolosamente imbandite, alle quali sedersi per misurare quanta distanza separa.
Ogni tanto una figura si staglia conto il vano illuminato della finestra, e io immagino uno sguardo lanciato di fretta verso il fuori.
Sguardi precari contro la finestra, a calcolare quanto buio ancora deve venire.
Sguardi verso la mia direzione, di occhi che non possono vedermi, chiuso nel buio della mia stanza a fronteggiare il buio che avanza da fuori.

Faccio anch’io la stessa cosa da anni…quando sono in auto e non sono alla guida. Ogni finestra è mia..e quelle con le tende tirate solleticano la mia mente. Inghiotto ogni pensiero, ogni gesto, ogni faccenda..Così mi nutro di quella quotidianità che non ho più..perchè per me la notte e il giorno non si distinguono più..hanno perso la loro identità..Il buio avanza..inesorabilmente.. Io non ho più paura del buio..e tu?
Io sì.
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Vadim Zeland: Reality Transurfing
Il Transurfing è una tecnica potente, in grado di fornire gli strumenti necessari per gestire il vostro destino a vostro piacimento. Nessun miracolo, però. Vi aspetta qualcosa di ben altra entità. Vi convincerete che la realtà ignota è molto più stupefacente di qualsivoglia magia… La tecnica del Transurfing si è diffusa in Russia nel 2003, prima via Internet, dove ha suscitato un’animata discussionee un vivo dialogo tra i lettori, e poi grazie ai libri che, uscendo progressivamente nell’arco dei successivi due anni, hanno letteralmente invaso gli scaffali delle librerie diventando autentici bestseller. L’autore di questi volumi, nell’unica intervista rilasciata alla stampa, sottolinea di non esserne “l’autore vero e proprio”. Egli infatti non si considera né un creatore né tantomeno un maestro spirituale, un’idea assolutamente contraria al Transurfing, che disdegna scuole o movimenti di pensiero. Di Vadim Zeland sappiamo solamente che è russo ed è un esperto di fisica quantistica, divenuto “trasmettitore” di questa incredibile tecnica.
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