Claudio Forti – Sarka

Titolo: Sarka
Autore: Forti Claudio
Editore: Di Renzo Editore Collana: Narrativa
Data di Pubblicazione: 2008 ISBN: 888323197X
ISBN-13: 9788883231971 Pagine: 184
Reparto: Narrativa italiana

 

Sarka è la storia di un amore che sboccia nel variegato metamondo di internet per arrivare poi a invadere il mondo reale, e come tutti gli scritti nati da una felice intuizione offre una rosa di possibili chiavi di lettura, dalle quali è inevitabile trarre spunti di riflessione. Quindi ci sarà chi, tenacemente ancorato alla solida realtà della routine quotidiana, potrà trovare conferma del potenziale pericolo insito nel frequentare i cosiddetti mondi virtuali – in questo caso Second Life, luogo da cui il romanzo prende avvio, pericolo sbandierato e sottolineato da sagaci opinionisti spesso privi della necessaria e diretta esperienza personale. Altri si riconosceranno nella condizione emotiva di Marco, il protagonista della vicenda: un uomo sulla soglia dei cinquant’anni, ormai abbandonato dai propri sogni, angosciato dallo scorrere inesorabile del tempo, abituato a tenere il conto degli anni in maniera arzigogolata e simpatica, ma in qualche modo alienante. E in molti, come il sottoscritto, vedranno concretizzarsi la dimostrazione di una verità indiscutibile, ignorata dai sagaci opinionisti: non ci si può nascondere dietro un Avatar. Non é indispensabile visitare Second Life, l’universo parallelo per eccellenza: basta l’esperienza di una semplice chat per capire molto presto che un doppio virtuale, o anche un semplice nickname, eludendo il presunto scopo di esistere per nascondere la persona reale agli occhi del mondo, favorisce al contrario la possibilità di esprimere i sentimenti più profondi dell’essere umano, quali la rabbia, la tristezza e la solitudine, l’aspirazione o il sogno di vivere un amore nuovo e totale. In questo caso gioca un ruolo fondamentale l’assenza del corpo reale, che può attrarre o respingere, condizionando già dal primo incontro l’approccio alla persona. Abbandonando la quotidiana preoccupazione del come appariamo agli occhi degli altri, possiamo serenamente lasciare spazio in prima istanza alla parola, e molto spesso questa diviene espressione naturale e veritiera di un’anima che a quel punto può facilmente mostrarsi priva di difese o paraventi, dalla quale è semplice lasciarsi conquistare. Come viene ben espresso in una frase del romanzo: “Si può perdere la testa per un paio di gambe, ma di un’anima ci si innamora”. Second Life appare fin da subito un posto meraviglioso, dove si nasce già adulti ma caratterizzati dall’ingenuità dei bambini. Ci sono paesaggi incantevoli, spiagge bianchissime a cornice di un mare stupendo, la musica sembra nascere e diffondersi dal cielo di un blu incontaminato. Qui si può fare tutto ciò che nel mondo reale è impossibile: schivare la vecchiaia e le malattie, alzarsi leggeri da terra e volare. Parafrasando Pangloss, si potrebbe ben dichiarare di trovarsi nel migliore dei mondi possibili. Ma anche qui ci sono lezioni da imparare: il primo tentativo di volo libero sul mare in apparenza sconfinato termina bruscamente contro una barriera invisibile. Il mare e il cielo, per un Avatar di Second Life, non sono infiniti. E si è soggetti ai capricci del creatore, che dall’alto di una più ampia volontà guida a proprio piacere i gesti e le intenzioni della sua creatura. Per poi alla fine, quando è stanco, richiamarla a sé, annullandola nel vuoto cosmico di un computer spento. Nella tradizione induista la parola Avatar ha il significato di incarnazione, o assunzione di un corpo fisico da parte di un dio, e ancora di più questo concetto assume un senso nell’universo virtuale con il quale Jozeph, alter-ego di Marco, si trova a fare i conti. Se i personaggi che abitano Second Life avessero facoltà di pensiero, come lo sviluppo della storia in modo suggestivo suggerisce, non potrebbero che prendere atto di avere la stessa identità del loro creatore. Pulsare delle stesse emozioni, innamorarsi della stessa donna. Con in più il vantaggio di poter stringere tra le braccia e baciare l’oggetto del desiderio, scatenando in questo modo l’invidia dello stesso creatore – che più di un mouse non può stringere – e realizzando in concreto la famosa frase che dall’antica Grecia di Erodoto torna spesso a visitarci in film e romanzi famosi: Gli dei invidiano gli uomini. Un dio può invidiare la propria creatura quando questa è felice e fortunata, fino al punto di decidere che è opportuno sostituirsi ad essa. E Sarka, la protagonista femminile del romanzo, possiede un’anima così profonda e gentile da indurre Marco a rischiare ogni cosa e scendere a qualsiasi compromesso pur di riuscire a svelare la reale identità della persona che si nasconde dietro la maschera virtuale, spingendolo a compiere un viaggio che cambierà per sempre il suo modo di vedere il mondo. E’ il risveglio del desiderio di rivivere la magia dei sogni persi nel corso degli anni, che rende Sarka una lettura tanto piacevole, e il susseguirsi dei frequenti colpi di scena, sino al magistrale coup de théatre conclusivo, ci porta infine a domandarci quanto noi, esseri che si considerano entità concrete ma in fondo provvisori in questo grande gioco della vita, saremmo disposti a rischiare per scoprire il confine tra la realtà e il sogno, prima che il Creatore ci richiami a sé.


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