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Fëdor Dostoevskij: Memorie dal sottosuolo

Fëdor Dostoevskij: Memorie dal sottosuolo

A quel tempo non avevo che ventiquattro anni. E già allora la mia vita era tetra, disordinata e solitaria fino alla selvatichezza. Non frequentavo nessuno, evitavo persino di parlare con la gente e mi rannicchiavo sempre di più nel mio cantuccio. In ufficio, alla cancelleria, cercavo addirittura di non guardare nessuno, e m’accorgevo benissimo che i miei colleghi non solo mi consideravano un bislacco, ma – avevo sempre anche questa sensazione – parevano quasi osservarmi con una specie di ripugnanza. E mi veniva questo pensiero: ma com’è che nessun altro all’infuori di me ha la sensazione che lo si stia osservando con ripugnanza? Uno dei nostri impiegati aveva una faccia repellente, butteratissima, fin quasi brigantesca. …

Aleksandr Solgenitsin: Una giornata di Ivan Denissovic

Aleksandr Solgenitsin: Una giornata di Ivan Denissovic

Al cane bastonato basta fargli vedere il bastone. Il freddo è cattivo ma il caposquadra lo è ancora di più. E i ragazzi sono tornati al posto di lavoro.
Intanto Sciuchov sente che il caposquadra dice sottovoce a Pavlo:
“Tu resta qui e tieni duro. Io vado a sistemare la percentuale.”
Tutto dipende più dalla percentuale che dal lavoro in sé. Un caposquadra che sia in gamba si batte per la percentuale. E’ quella che ci dà da mangiare. Lui deve saper dimostrare che è stato fatto ciò che non è, deve girar le cose in modo che quello che ti dovrebbero pagar male ti sia pagato di più. E per far questo il caposquadra deve avere i coglioni duri. E poi c’è l’accordo con quelli della ‘norma’. Anche a loro devi mollare qualcosa. …

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