Categoria: La vita mia

Ricordati di me

Ricordati di me

Vorrei avere parole significative per quanti mi hanno conosciuto in passato e possano trovarsi a leggere queste righe. Perché sullo scaffale dei giorni ho immagazzinato mille volti, e a volte mi capita di prenderne in mano alcuni, e ricordare; non posso sapere se altri hanno la mia stessa inclinazione, o se invece preferiscono lasciare al buio i ricordi. Se ancora esisto e rivivo in un sorriso carico di nostalgia. Se una musica dolce rievoca fuggevoli sensazioni trascorse e scolorate nel corso degli anni.
Trovare piacere nel ricordo di una voce, una frase, un bacio o un viaggio, è un aspetto del mio carattere che spesso mi sono riproposto di sradicare, invogliato dalle innumerevoli discipline di pulizia mentale che incoraggiano a lasciar andare il passato per poter vivere con maggiore profitto il presente.
Ma se non mi ricordo da dove sono venuto, quali passaggi mi hanno formato, nel bene e nel male, e se cancello le voci che hanno avuto un senso e un peso nella mia vita, mi capita di pensare, posso perdere anche la visione del sentiero sul quale lo sconosciuto universo o la forza che lo sorregge mi ha posto, per camminare.

21 gennaio 2012 | 54 Letture | 0 Commenti Leggi
Hai fatto la bòtta

Hai fatto la bòtta

Appena sotto il mare immenso d’angoscia che lambisce ogni più lontano recesso della sua anima lui avverte un insolito moto tellurico per adesso leggero causato dai sotterranei movimenti lenti e scoordinati della speranza al suo timido risveglio, gli occhi ancora chiusi ma pronti a un movimento in sincronia con gli eventi futuri.
Se questo pallido sentimento nascente appartiene alla categoria dei miraggi ancora non è dato sapere, ma della sua esistenza è impossibile dubitare – del resto mille piccoli segnali ne convalidano l’esistenza.
Eventi con caratteristica di simboli giungono per adesso scoordinati dal mondo esterno e sempre più irrompono come potenti fiumi e cascate e gorghi vorticosi – da far girar la testa – ad affermare che il lento e però maestoso movimento delle stelle sta per entrare in sincronia con la sua pur precaria esistenza.

Dove sei

Dove sei

Le notti si susseguono lunghe. In passato ho scritto qualcosa su alcune di queste, impressioni e sensazioni, perché non ero solo. Avevo da mostrare a qualcuno le spettacolari pantomime. Una sigaretta dietro l’altra, dita veloci sulla tastiera a seguire rapidissimi pensieri, fermati e fissati come ormai credo di non saper più fare.
Non è vero: lo so fare, però manca la voglia, credo. Oddio, non che ne abbia mai avuta molta, ma in altri giorni possedevo notevoli motivazioni. Oggi mi sento carente. E’ una grande fatica, scrivere. Per me, almeno.
E mi domando: perché non posso limitarmi a snocciolare storielle accattivanti come fanno in molti, sia nei blog ma anche in letteratura, invece di dover scavare ogni volta nel pozzo profondo e sconfinato ma spesso pieno di buio della mia anima già di per sé parecchio tormentata? Non lo so.

21 settembre 2011 | 306 Letture | 0 Commenti Leggi
Giorni

Giorni

C’era una magia, nel vivere, ma questa si è perduta in una tappa intermedia nello scorrere dei giorni che mi hanno portato sino ad oggi. Se dovessi provare a definire quale vuoto o assenza mi procuri ogni giorno fitte inconsapevoli di nostalgia, stemperate in un grigio chiaro indefinito e soporifero, giungerei senz’altro alla conclusione – e infatti – che è venuta a mancare la percezione del mistero. L’unico elemento capace di dare senso e speranza ai nostri giorni.
Quando ero bambino avevo la capacità di meravigliarmi, di fronte alla sterminata quantità di giorni che vedevo di fronte a me. Ne avevo quasi paura, ma rappresentavano la promessa di strade e incroci. Un mare di facce mi attendeva per via. Erano tutte facce felici. Ogni giorno seguente all’odierno era atteso con grande trepidazione. Non erano ancora giorni tutti uguali. E se ci penso mi accorgo che questo stato di grazia è durato per molto, molto tempo. Perché da bambino i giorni erano lunghissimi. C’era nell’aria una poesia, si sentiva bene, che attingeva la propria forza nella percezione del mistero. Una magia stava in sereno e innocente agguato appena dietro l’angolo, pronta a balzare fuori sfoggiando il più ampio dei sorrisi. …

Desolato

Desolato

Chissà perché quando la notte torno a trovarmi sul mio blog mi prende la voglia di scrivere. Poi penso che è davvero ormai molto tardi e tentenno, preso dal desiderio di rinunciare. Considero che l’indomani con tutta probabilità me ne andrò volentieri al mare, quindi non avrò tempo per scrivere qualcosa, se non a notte tarda, quando tornerò a trovarmi sul mio blog. E’ un gioco che faccio con me stesso, credo. Più che un gioco, forse è la pigrizia che, lei sì, gioca a mio sfavore. O facilitandomi. Sorrido: non dovrei, ma.
Allora: quanti pensieri mi frullano per la testa, a notte fonda, quando torno a trovarmi sul mio blog? Lo sai: tantissimi.

Distanze

Distanze

Il cursore del mouse lampeggia silenzioso sul monitor, mentre i pensieri si accavallano rincorrendosi, e non portano in nessun luogo. Un giro vizioso. Il tempo è presente. Strano: una volta parlavo al passato. E ora, oggi.
Se capiti da queste parti, sempre più di rado credo, ti sembrerò vicino. E’ un’illusione, come molte altre. Alle mie spalle, per strada, quattro piani più in basso, un ubriaco saltella tra briciole di asfalto, e canticchia una canzone. Poi si allontana, e la sua voce viene coperta dal rombo incongruo, nella sua potenza, di uno scooter che prende la rincorsa. Adesso, il gemito cantilenante è già troppo lontano, e io non ho fatto in tempo a capire quale canzone stesse intonando. Il vuoto che lascia viene riempito dal ciottolare di due voci in lento passaggio, parole in lingua straniera, nate e usate in posti remoti, venute a raggiungermi per non lasciarsi scoprire.

J’attends

J’attends

Sono centottanta pagine in word, circa trecentosessanta in formato libro e tutte viaggiano in un arco di speranza attraverso diverse maglie della rete o in lettura da qualche parte, occhi estranei e un paio invece familiari. Mesi di fatica e lacrime e sudore e spremitura di meningi e tentativi abortiti di mollare tutto che tanto era fatica sprecata, ma non era possibile, lasciare, no, c’era in ballo più di quanto si potesse amabilmente ammettere: strati sotterranei di ambizione condensata si mescolavano a gas potenzialmente esplosivi a base di rinuncia e disfatta e annichilimento totale. Come in un panino ripieno, qualcosa di buono e tremendamente gustoso e pioggia di colesterolo a strozzare le vene e i capillari.

Verso Santiago – secondo estratto

Verso Santiago – secondo estratto

Quasi alla fine della seconda stesura del mio sudatissimo romanzo, per sentirmi meno solo ho deciso di tirarne fuori un altro pezzetto.
Basta un click su Leggi.

Liberi

Liberi

Guardami: è così che scivolo tra le infinite varianti delle possibili realtà che questo universo in modo silenzioso, misterioso e nascosto ci regala.
Lascio i panni del pagliaccio e tiro indietro due passi, il sipario si chiude e la luce si abbassa. Poi nel buio solo l’attesa. Ma ognuno sa che dietro il pesante tendaggio qualcosa si muove, e un evento si prepara. E anch’io lo sento. I respiri si fermano, le mani si incrociano e anche gli occhi vorrebbero, se non frenati dalle tenebre. Si apre un velo, una luce si fa strada nel buio. Un foro nell’anima. Un sorriso velato. E una musica ad aprire la via.
Vorrei dirti: siamo liberi adesso.
Nel mio sorriso su questo palco che è la nostra vita, puoi trovare le mille risposte all’unica domanda che da sempre ti poni.

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