Categoria: La vita loro

Liberi

Liberi

Guardami: è così che scivolo tra le infinite varianti delle possibili realtà che questo universo in modo silenzioso, misterioso e nascosto ci regala.
Lascio i panni del pagliaccio e tiro indietro due passi, il sipario si chiude e la luce si abbassa. Poi nel buio solo l’attesa. Ma ognuno sa che dietro il pesante tendaggio qualcosa si muove, e un evento si prepara. E anch’io lo sento. I respiri si fermano, le mani si incrociano e anche gli occhi vorrebbero, se non frenati dalle tenebre. Si apre un velo, una luce si fa strada nel buio. Un foro nell’anima. Un sorriso velato. E una musica ad aprire la via.
Vorrei dirti: siamo liberi adesso.
Nel mio sorriso su questo palco che è la nostra vita, puoi trovare le mille risposte all’unica domanda che da sempre ti poni.

Cioccolata

Cioccolata

Prima che la baciassi lei si mise in bocca uno di quei cioccolatini ripieni di liquore, con la ciliegina. Mentre le spingevo la lingua dentro lei premette la sua contro il palato, il cioccolatino si ruppe spargendo il contenuto e una supernova mi esplose nel cervello.
Tirai fuori la lingua, la baciai lieve sulle labbra guardandola negli occhi. Lei trattenendo un sorriso masticò un paio di volte, frantumando la ciliegina, io le infilai di nuovo la lingua in bocca.
Cercavo ogni singolo pezzetto di cioccolato per premerlo e scioglierlo contro il suo palato, i denti, le gengive. Lei faceva lo stesso con me, e questo andò avanti un pezzo; i movimenti delle lingue accelerarono e si fecero convulsi, come si trattasse di una gara a chi per primo riusciva a fondere l’intero universo nella bocca dell’altro.
Lei mi serrò una mano sulla gola, per farmi intendere che non voleva lasciarmi deglutire. Piccoli frammenti di ciliegia passavano da una bocca all’altra, in una giostra impetuosa.
Un calore intenso si diffuse per tutto il corpo, un’ondata feroce che annullava ogni pensiero. …

Regole

Regole

Pensavo oggi alla quantità di regole che scrittori più o meno affermati elargiscono a piene mani durante seminari che vengono chiamati workshop. Espressione che trovo abbastanza infelice, anche se non dovrei, perché il mio piccolo inglese non mi consente una traduzione della quale io possa sentirmi sicuro. Però sino a workshop credo di poterci arrivare.
Comunque, leggendo di queste regole, quando capita, mi sento sempre abbastanza infelice. Non credo di riuscire a metterne in pratica alcuna, non perché siano astruse, anche se a volte lo sono, è solo che al cospetto di questi decaloghi mi sento sempre piuttosto ignorante, nel senso che raramente riesco a capire dove si voglia andare a parare.
Lo stesso vale quando mi trovo a dover fronteggiare esempi di stili di scrittura, tipo il minimalismo. Non capisco mai quante parole debbo togliere per essere considerato minimalista, ammesso che io lo voglia.
Se poi ne tolgo troppe e non si capisce più il senso di quello che vorrei esprimere, potrei venir considerato ultraminimalista, o solo stupido.
A pensarci bene, ad oggi non sono più tanto sicuro di rammentare adeguatamente neanche le regole della grammatica. I miei ricordi al riguardo si perdono in tempi lontanissimi, e sono ricordi temo fortemente sfumati.
Non venite poi a parlarmi di sintassi, perché rischierei di perdere l’appetito. Potrebbe persino capitare che la sintassi mi si materializzi davanti per mordermi le chiappe senza che io riesca a riconoscerla.
Io scrivo così, se di scrittura si può parlare, come un cieco che dipinge. …

Ricapitolando

Ricapitolando

E così anche stavolta hai omesso di fare attenzione. Eppure ti era stato detto, non molto tempo fa: la prossima volta, fai attenzione. Sì, certo. Con quanta cura hai riposto enfasi e convinzione nella tua risposta, consapevole e sicuro dell’inopportunità di riprovare certi passaggi. E poi hai chiuso il cuore in un cassetto, perché cessasse di rivelare la sua presenza. Che scherziamo? …mica siamo in un racconto di Edgar Allan Poe.
Ma, Dio, come si può evitare di costruire un ponte verso la speranza, il sogno, quando se ne presenta l’occasione?
E poi stavolta le parole sembravano diverse, e i gesti, e le intenzioni. E tu, pure. …

Quasi Target in Second Life

Quasi Target in Second Life

Oplà!
Stasera, appena loggato in SecondLife, ho ricevuto la proposta di entrare a far parte di un gruppo spero esclusivo, io ho accettato, e così adesso sono un Kong Beach Vip, qualsiasi cosa significhi.
Ho consultato la lista, e siamo in parecchi. Magari più tardi cercherò questa spiaggia Kong, per vedere che vi succede…
Serata interessante: una volta entrato a far parte degli accoliti di Kong Beach, sono stato invitato ad una festa, in casa di Amelie. Lei non c’era, o almeno io non l’ho vista, ma in compenso c’era tanta bella gente, come si suol dire.
Accettato l’invito alla festa, sono stato immediatamente teletrasportato in loco.
Ora, questa cosa del teletrasporto è assai ganza.
Quanti siamo, cari i miei, ad aver desiderato l’esistenza di uno strumento simile? Non dite di no, non siate bugiardi. Potrebbe risolvere un gran numero di situazioni, il teletrasporto, non è vero?
Io lo so, e lo sapete anche voi. Quanta sterile vita virtuale condizionata dalla distanza potrebbe trasformarsi in realtà…
Ognimodo, la casa di Amelie è molto bella, chissà quanto costa! …sì, perché in SecondLife c’è chi paga soldi veri, poi convertiti in moneta locale, per comprare terre e case, e viverci. …

First Sex in Second Life

First Sex in Second Life

Grande serata di sesso virtuale. Non ricordo il nome della tipa, sono davvero uno scellerato. Mi ricordo però che appena si è messa in posizione io le sono volato dietro.
Qui siamo nella free fuck room, in una zona imprecisata di Second Life, credo sulla Kong Beach.
Tutto bene, ovviamente. Notate un po’ che bel fisico atletico ostento. Con un po’ meno di effetto cartone animato, mi andrebbe benissimo.
Il luogo è pittoresco: ci sono stanze per la tortura e per altri giochini erotici. Io mi sono ammanettato ad una specie di Croce di Sant’Andrea, quella che nella segnaletica stradale indica i passaggi a livello, ma per fortuna nessuno si è fatto avanti a frustarmi.
La cosa funziona in questo modo: entri in una stanza e disseminati intorno ci sono dei palloncini rosa e blu, per maschi e femmine. Basta cliccarci sopra e si assume la posizione di copula, mentre nello stesso istante parte l’audio, vi lascio immaginare di che tipo. E infatti è tutto un sospirare e un ansimare, con incitazioni e grugniti di vario genere. Naturalmente, appena una donna si mette in posizione, parte la corsa a chi arriva primo a cliccare sul palloncino corrispondente. …

Buio

Buio

Nell’ombra buia di un orizzonte chiuso, quando il sole ha finito di tramontare dietro la linea dei tetti, piatti, le nuvole si sgranano contro il blu sempre più scuro del cielo. Finestre come lucciole immobili fermano il mio sguardo sulla vita che si svolge dietro ai vetri, vita isolata in se stessa, tenuta dentro a respingere il nero della notte che avanza.
E ancora gli uccelli, rondini e gabbiani, volano intorno a questi spazi ristretti di esistenza, ignari di pianti seduti intorno ad un tavolo, per chi è andato, e pentole poste sul fuoco, per chi deve tornare.
I gesti consueti e sconosciuti, che soltanto posso immaginare simili ai miei, ai tuoi, ad accendere e spegnere luci per definire il passaggio da una stanza all’altra, percorso mille volte compiuto.
Pelli umide di acqua e sapone da asciugare prima di vestirsi per la cena, per l’amore o la rabbia.
Per l’indifferenza.
Vesti leggere da sfogliare in mille baci nella trasparenza degli occhi e delle parole, sempre le stesse, che rimbalzano da una parete all’altra fino ad impregnare di sé tutta la stanza, tanto che alla fine appare inutile parlare. …

23 gennaio 2009 | 660 Letture | 2 Commenti Leggi
L’invidia della vulva

L’invidia della vulva

Ogni tanto leggo qualche post su qualche blog.
In genere preferisco leggere un blog scritto da una donna, ci trovo un quid di spessore in più, e a volte cerco di spiegarmene la ragione.
Ci sono donne che scavano dentro se stesse, liberamente introspettive scandagliano il loro quotidiano filtrato attraverso sentimenti interessanti quali la disillusione nata da un amore frastagliato, vissuto con slancio e poi da altri deluso, ovviamente, ma che conferisce loro un’aura di vittima risorta da morte cruenta ma non domata nell’esausta ricerca priva di speranza, mentre gli anni passano. E si esprimono con un linguaggio magnifico, tanto da sollevare l’istinto verso un repentino abbraccio non disgiunto da qualche bacio romantico e appassionato e in qualche modo riparatore di errori non consumati in prima persona, se non fosse per la difficoltà evidente di dover superare immense barriere e muri e staccionate. L’occhio indagatore di una donna che ha sofferto per amore è difficile da sopportare. Ti dice che gli uomini sono tutti uguali, anche se forse non è vero. Forse. Trovo difficile eguagliare lo scritto di una donna che diviene una cima inviolabile, per scelta o per ventura. Alla narrazione del suo vissuto potrei offrire come controparte al massimo la radiocronaca dell’ultima partita di calcetto, e non mi sembra la stessa cosa. …

Ritrovarsi

Ritrovarsi

Ritrovarsi è camminare con la memoria attraverso le stagioni della vita, a scoprire gli eventi e le emozioni che hanno formato il panorama dell’esistenza, le esperienze che nel bene e nel male finiscono per modellare il carattere.
Un tragitto a volte tortuoso e doloroso lungo sentieri accidentati, paesaggi che credevi di aver dimenticato ma che si presentano di fresca rugiada, che tutto copre, che tutto bagna.
Vecchi percorsi di sinapsi di nuovo si accendono e intersecano il presente in una complicata mappa a dimostrare che niente è perduto, che la distanza non esiste, che tutto è ancora vivo e fresco e pronto a donare nuova gioia o dolore, che ogni cosa rinasce quando vi posi sopra lo sguardo.
Ritrovarmi è tornare a calpestare il palcoscenico sul quale ho giocato le vecchie pantomime, e questo è un momento gioioso, perché tutto quello che è stato mi porta a capire chi sono oggi.
I vecchi dolori pungono poco, in fondo, se nei nuovi giorni sarò capace di non ripeterli. Le musiche sono dolci, i movimenti commoventi, le risa ancora risuonano nell’aria.
Ritrovo le albe struggenti di quando pensavo che tutto fosse possibile, le sere estenuate trascorse a calare il senso e l’amore in una singola parola, un gesto, una espressione.
Nell’immenso circo della mia vita mi aggiro a contare i cocci di quel che si è rotto e poi ad ammirare quanto invece di intero si è conservato, sotto la luce delle stelle, che io sempre mi trovo a ritrovarmi quando cala la notte. Sotto un tendone strappato, a tirare le somme. …

Bad Behavior has blocked 256 access attempts in the last 7 days.