Francesco

Questa è una parte del percorso che Francesco faceva, per tornare a casa. Da due anni in pensione, alla solita ora salutava gli amici con i quali aveva trascorso alcune ore a giocare a carte, e poi si incamminava lentamente, guardandosi intorno, perché la sua città gli piaceva. Le strade, i palazzi. Lo difendevano.
Adesso non è possibile fotografare Francesco nel suo tragitto verso casa. Francesco è morto.
Se n’è andato di buona mattina, tra la costernazione dei parenti, che ancora lo vedevano giovane, e forse lo era, ancora un po’. Nel fisico, almeno. Se n’è andato quella fredda mattina in cui è passato dal sonno profondo a qualcosa che non conosciamo, anche se sappiamo in attesa di ognuno di noi, appena dietro l’angolo, al termine di una fila di case stese a protezione dei nostri passi.

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Giovanni

Giovanni mi guarda dall’interno di un locale molto illuminato. Il suo sorriso si riflette sulla vetrata prima di raggiungermi, e in qualche modo sembra distorcersi. Ma gli occhi sono amichevoli. Anche il suo amico mi guarda e sorride, mentre scatto la foto. Giovanni è uno dei due, ma adesso non saprei dire quale, e in fondo non ha importanza. Giovanni è un sorriso giovane oltre una parete trasparente, tesa quasi a significare la distanza che ci separa. Ma questa è solo un’illusione, o meglio, il senso di una condanna che non esiste se non nelle nostre menti, le quali si immaginano separate.
I nostri occhi calcolano le distanze, in metri, anni, speranze.

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Anonimo

La prima cosa veramente personale che ha perduto, quando le vicissitudini della vita lo hanno catapultato a vivere per strada, è il cognome.
Senza più una casa, privato dell’automobile, nessun recapito postale e la moglie svanita chissà dove, all’improvviso e nel modo più completo il suo cognome smette di avere un senso e una qualche utilità. Un orpello del passato, per quanto ancora recente. Non gli serve più.
Ci ha pensato a lungo, nei primi giorni, cercando di capire che cosa questo potesse significare per lui. Ma non è mai riuscito ad andare oltre a una vaga sensazione di vuoto stupore.

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Antonio

Mentre cammina lungo il molo del Porto Mediceo sente come una musica nascere dal profondo del cuore. O magari non è così: dal fondo del cuore è una frase fatta, un luogo comune, non riesce a spiegare un improvviso moto dell’anima, al massimo può banalizzarlo, rendendolo simile a una battuta di un film di terz’ordine.
E invece la sensazione che prova è un qualcosa di indefinibile, ma genuino, inaspettato e forte come la corrente del mare innalzata dalla luna e sospinta dal vento, come uno scroscio di pioggia imprevisto e violento, ma a suo modo naturale e stranamente, dolce.

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Paola

Pensava di fare una passeggiata in quasi solitudine, nel limbo grigiochiaro di una domenica mattina, dimenticandosi però che ogni prima domenica del mese i negozi sono aperti. L’atmosfera di serena tristezza che cercava, finalizzata a raggiungere un senso di distacco da quanto la circonda, viene forata e colorata dalle luci delle vetrine. Piccoli riquadri di calore riverberano senza riflesso sull’asfalto della strada. Quasi non vuole crederci, si sente tradita, ma non può farci niente. Sorride, pensando che in quella città non ha mai trovato quanto voleva. Ma non è così grave, in fondo: solo una piccola crepa da aggiungere all’affresco del quale presto perderà memoria.
Domani.

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Veronica

Una domenica mattina, di buon’ora, Veronica attraversa piazza Cavallotti, sgombra dei banchi di frutta e verdura, quasi desolata nell’assenza dei richiami lanciati ad alta voce per i carciofi più belli e le mele più gustose. La luce invade lo spazio vuoto e non trovando la rifrazione dei mille colori sui quali rimbalzare gioiosa, assume la sfumatura grigia della pavimentazione consumata dal tempo e dai frequenti lavaggi. Un luogo da attraversare in fretta, tagliando la coltre di calma tristezza che lo pervade.
La piazza in quel momento è vuota, e fa sembrare la città deserta, e triste. Veronica cammina veloce, desiderosa di uscirne fuori. Poco distante, alla vista dei colonnati del Duomo, in piazza Grande, inconsapevolmente tira un sospiro di sollievo.
Nella borsa in plastica che le ballonzola al fianco, nasconde un segreto.

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