Author Archive: Mario
Tanti auguri
Tanti auguri, Mario, buon compleanno.
Ho mille auguri da farti ma troppo poco tempo, e parole inadeguate a spiegare, parole dal significato che non capiresti. Io vedo colori che tu non riuscirai a percepire, finché rimarrai chiuso nella paura e nell’involucro di certezze che hai costruito a protezione della tua vita. Vorrei chiederti di lanciarti nel vuoto senza stare a controllare la tenuta dell’elastico assicurato ai tuoi piedi ma non credo mi ascolteresti, non l’hai fatto mai. E quindi non ti chiederò niente, non avrai bisogno di ritirarti intimorito nel tuo guscio. Soltanto auguri, va bene?
Ti auguro di ritrovare quella luce che un tempo sembrava sprigionarsi da ogni cosa o persona ti circondasse, quel potente chiarore diffuso, la forza e l’impatto di quei colori poi smorzati nel loro tono dagli anni che formano l’abitudine. La magia, Mario. Come quando riuscivi a volare, ti ricordi. Quel sentimento che tutto rende possibile. L’anima del mondo e di ogni cosa nel mondo. Le strade potevano portare in ogni luogo, tutte insieme collegate a formare una rete infinita di possibilità. Vecchie strade per nuovi passi.
Your Song
Vorrei tu potessi trovare un milione di parole sugli scaffali di ogni libreria di questo mondo, e rigirandole tra le mani potessi dire: questo è per me.
Nel vuoto che mi circonda trovo spazio solo per i sogni più infantili, ma non la forza per raggiungerli, conquistarli e renderli reali; la forza per raggiungerti.
Non sei che un’ombra nel mio passato, un respiro congelato nel silenzio, eppure, se riuscissi a scrivere una canzone, questa sarebbe per te.
Come un amico
Dovrò abituarmi a parlarti come un amico. Chiedermi dove sei e cosa fai sfoggiando un sorriso bastevole a se stesso, nascondendomi la nostalgia. Come oggi.
Che oggi sono riuscito a farlo piuttosto bene. Una vera sorpresa constatare come si possa trovare la fluidità e facilità di espressione e dialogo quando la maggior parte delle parole che vorresti dire è necessario rimangano strozzate in gola. Persino Zenone oggi avrebbe potuto ammirami.
L’unica consolazione, quando si riesce a evitare il rimpianto della constatazione, è che non sarà necessario mettere troppo spesso in atto la strategia del distacco.
Molto presto non ne avrò più bisogno.
Ricordati di me
Vorrei avere parole significative per quanti mi hanno conosciuto in passato e possano trovarsi a leggere queste righe. Perché sullo scaffale dei giorni ho immagazzinato mille volti, e a volte mi capita di prenderne in mano alcuni, e ricordare; non posso sapere se altri hanno la mia stessa inclinazione, o se invece preferiscono lasciare al buio i ricordi. Se ancora esisto e rivivo in un sorriso carico di nostalgia. Se una musica dolce rievoca fuggevoli sensazioni trascorse e scolorate nel corso degli anni.
Trovare piacere nel ricordo di una voce, una frase, un bacio o un viaggio, è un aspetto del mio carattere che spesso mi sono riproposto di sradicare, invogliato dalle innumerevoli discipline di pulizia mentale che incoraggiano a lasciar andare il passato per poter vivere con maggiore profitto il presente.
Ma se non mi ricordo da dove sono venuto, quali passaggi mi hanno formato, nel bene e nel male, e se cancello le voci che hanno avuto un senso e un peso nella mia vita, mi capita di pensare, posso perdere anche la visione del sentiero sul quale lo sconosciuto universo o la forza che lo sorregge mi ha posto, per camminare.
{«=Matrix Has You=»}
Al vuoto incessante scorrere del tempo non trovo soluzioni che non abbiano il sapore di un’autopunizione. Dovunque spazia il mio sguardo il mondo degli oggetti mi appare dominato da una vibrante volontà di autodistruzione. Non è il solito mutare delle cose nel passaggio obbligato che conduce ad altre forme, nella lenta e dolce trasformazione da oggetto solido a polvere spazzata via dal vento, con tutti i gradi di invecchiamento e deterioramento e definitiva scomparsa collocati nel giusto ordine, no, l’universo chiede a gran voce una catastrofe improvvisa e immediata; risolutiva.
Hai fatto la bòtta
Appena sotto il mare immenso d’angoscia che lambisce ogni più lontano recesso della sua anima lui avverte un insolito moto tellurico per adesso leggero causato dai sotterranei movimenti lenti e scoordinati della speranza al suo timido risveglio, gli occhi ancora chiusi ma pronti a un movimento in sincronia con gli eventi futuri.
Se questo pallido sentimento nascente appartiene alla categoria dei miraggi ancora non è dato sapere, ma della sua esistenza è impossibile dubitare – del resto mille piccoli segnali ne convalidano l’esistenza.
Eventi con caratteristica di simboli giungono per adesso scoordinati dal mondo esterno e sempre più irrompono come potenti fiumi e cascate e gorghi vorticosi – da far girar la testa – ad affermare che il lento e però maestoso movimento delle stelle sta per entrare in sincronia con la sua pur precaria esistenza.
Nel Buio
Quando si alza dalla postazione del computer è ormai notte fonda. Si avvicina alla finestra, la apre. Un vento gelido sembra volerlo spazzare via. Poggia i palmi delle mani sul freddo marmo, guarda verso il basso.
Alle sue spalle, inquadrata nella cornice del monitor ad alta definizione, una ragazzina snella, inguainata in un body da ginnastica strettissimo, inarca la schiena all’indietro, gli occhi fissi sulla telecamera, e sfodera un sorriso carico di una consapevolezza che ancora non dovrebbe possedere.
Lui getta una rapida occhiata alle sue spalle, poi torna a guardare il buio fuori. L’unica precauzione che ha preso, è stata di azzerare l’audio del filmato che, per quanto breve, scorre in una sequenza ripetuta all’infinito.








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