Livorno Cronache Immaginarie

febbraio 23, 2015
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Francesco

Questa è una parte del percorso che Francesco faceva, per tornare a casa. Da due anni in pensione, alla solita ora salutava gli amici con i quali aveva trascorso alcune ore a giocare a carte, e poi si incamminava lentamente, guardandosi intorno, perché la sua città gli piaceva. Le strade, i palazzi. Lo difendevano. Adesso non è possibile fotografare Francesco nel suo tragitto verso casa. Francesco è morto. Se n’è andato di buona mattina, tra la costernazione dei parenti, che ancora lo vedevano giovane, e forse lo era, ancora un po’. Nel fisico, almeno. Se n’è andato quella fredda mattina in cui è passato dal sonno profondo a qualcosa che non conosciamo, anche se sappiamo in attesa di ognuno di noi, appena dietro l’angolo, al termine di una fila di case stese a protezione dei nostri passi.

aprile 10, 2013
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Giovanni

Giovanni mi guarda dall’interno di un locale molto illuminato. Il suo sorriso si riflette sulla vetrata prima di raggiungermi, e in qualche modo sembra distorcersi. Ma gli occhi sono amichevoli. Anche il suo amico mi guarda e sorride, mentre scatto la foto. Giovanni è uno dei due, ma adesso non saprei dire quale, e in fondo non ha importanza. Giovanni è un sorriso giovane oltre una parete trasparente, tesa quasi a significare la distanza che ci separa. Ma questa è solo un’illusione, o meglio, il senso di una condanna che non esiste se non nelle nostre menti, le quali si immaginano separate. I nostri occhi calcolano le distanze, in metri, anni, speranze.

marzo 23, 2013
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Giacomo

Una volta a casa, con estrema cura, come fossero documenti molto importanti, tirerà fuori dalla cartella un pacco di spaghetti di grano duro, una capocchia d’aglio e una bottiglia da un quarto di litro di olio extra vergine, spremitura a freddo. Nel giaccone sono riposti con cura un paio di peperoncini forniti dal suo ortolano di fiducia, il quale con poca eleganza e fare cospiratorio, infilandogli la piccola busta bianca nella tasca alta, ha detto: ammazzavermi. Poi spingendo con un dito l’ha nascosta agli occhi del mondo, bene in fondo. Giacomo ha sorriso, rispondendo con due brevi pacche sul petto, all’altezza del cuore. A guardarli sarebbero potuti sembrare la pantomima di due agenti segreti piuttosto in avanti negli anni, e forse per questo quasi insospettabili. Anche il cenno di saluto che si sono scambiati, nel dividersi, poteva ben figurare in un film in bianco e nero.

marzo 13, 2013
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Anonimo

La prima cosa veramente personale che ha perduto, quando le vicissitudini della vita lo hanno catapultato a vivere per strada, è il cognome. Senza più una casa, privato dell’automobile, nessun recapito postale e la moglie svanita chissà dove, all’improvviso e nel modo più completo il suo cognome smette di avere un senso e una qualche utilità. Un orpello del passato, per quanto ancora recente. Non gli serve più. Ci ha pensato a lungo, nei primi giorni, cercando di capire che cosa questo potesse significare per lui. Ma non è mai riuscito ad andare oltre a una vaga sensazione di vuoto stupore.

febbraio 25, 2013
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Antonio

Mentre cammina lungo il molo del Porto Mediceo sente come una musica nascere dal profondo del cuore. O magari non è così: dal fondo del cuore è una frase fatta, un luogo comune, non riesce a spiegare un improvviso moto dell’anima, al massimo può banalizzarlo, rendendolo simile a una battuta di un film di terz’ordine. E invece la sensazione che prova è un qualcosa di indefinibile, ma genuino, inaspettato e forte come la corrente del mare innalzata dalla luna e sospinta dal vento, come uno scroscio di pioggia imprevisto e violento, ma a suo modo naturale e stranamente, dolce.

febbraio 18, 2013
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Paola

Pensava di fare una passeggiata in quasi solitudine, nel limbo grigiochiaro di una domenica mattina, dimenticandosi però che ogni prima domenica del mese i negozi sono aperti. L’atmosfera di serena tristezza che cercava, finalizzata a raggiungere un senso di distacco da quanto la circonda, viene forata e colorata dalle luci delle vetrine. Piccoli riquadri di calore riverberano senza riflesso sull’asfalto della strada. Quasi non vuole crederci, si sente tradita, ma non può farci niente. Sorride, pensando che in quella città non ha mai trovato quanto voleva. Ma non è così grave, in fondo: solo una piccola crepa da aggiungere all’affresco del quale presto perderà memoria. Domani.